Il Sole 24 ore – Dall’esperienza individuale al team

Il Sole 24 ore – Dall’esperienza individuale al team

Mi capita di leggere di coaching su vari quotidiani e a volte trovo articoli molto interessanti come queste due interviste sull’esperienza del coaching e sui risultati ottenuti. E’ un articolo di un po’ di tempo fa rimasto sul mio tavolo per tutta l’estate, ora è qui. Le Interviste sono estratte da il Sole 24 Ore/JOB 24 – 27 maggio 2009

Elena David A.d. Una Hotels & Resort

“Più che aver bisogno di una didattica, dovevo migliorare la mia capacità manageriale e anche quella dei dirigenti di prima linea dell’azienda.” E’ così che Elena David, amministratore delegato di Una Hotels & Resort e presidente Aica (Associazione italiana catene alberghiere) ha deciso di seguire un percorso di coaching individuale e uno di gruppo insieme al proprio team.

– Quali erano i problemi da risolvere e quali gli obiettivi che volevate raggiungere?

Con i direttori degli alberghi abbiamo individuato carenze nella gestione del proprio ruolo, problemi legati all’autonomia e al rapporto con la struttura apicale dell’azienda. Volevo che fossero più partecipi nel processo di crescita, che sapessero individuare le priorità dell’azienda per realizzare progetti comuni. Renderli cioè più consapevoli delle decisioni aziendali e capaci di misurarsi con le risorse disponibili. I manager di prima linea hanno lavorato invece sull’assunzione della responsabilità, affermazione della leadership e superamento della conflittualità.

– Quale è stato invece il suo action plan personale?

Ho lavorato per una giusta misura tra ruolo decisionale e di ascolto, ovvero come evitare un eccesso di leadership, mantenere cioè un ruolo che nel mio caso è matriarcale, ma comunque capace di interagire con gli altri.

– Ha scelto una donna coach, perché?

La conoscevo e c’era un rapporto di fiducia, anche se devo ammettere che la maggiore intelligenza emotiva e intuitiva è una dote femminile.

-Quali risultati avete realizzato grazie al coaching?

Abbiamo riscontrato esiti positivi in termini concreti, a partire dalla crescita manageriale dei direttori che hanno realizzato progetti per migliorare le attività dell’hotel, dalla nuova collezione di divise, al manuale delle procedure aziendali, alla rilevazione della customer satisfaction.

-E lei in cosa è cambiata?

Il coaching è un apporto, non un vero cambiamento. Aiuta a prendere coscienza, è un’esperienza che ti arricchisce come può esserlo leggere un libro o fare un corso di formazione. Il coach è un supporter che ti porta a ripercorrere il lavoro che fai per far emergere discrasie e contraddizioni di cui ti rendi conto. Ma non ci sono solo punti di debolezza da eliminare: ad esempio condividere tutte le informazioni sui destini dell’azienda con i miei manager per renderli più partecipi, per me è un vantaggio che ho voluto rafforzare.

Guglielmo Fiocchi Dg Moto Pirelli Tyre

“Nel 2002 ero alla direzione di Pirelli Germania e pensavo di saper far tutto. Il mio coach mi ha aiutato a capire che non era così. Non si smette mai di imparare. E’ una questione di metodo.” Guglielmo Fiocchi, 46 anni dal 2007 è direttore generale della Divisione moto di Pirelli Tyre e per lui, che ha vissuto 15 anni tra Germania e Inghilterra, il coaching è una prassi normale, che ha deciso di portare in azienda con un percorso rivolto ai 12 manager della prima linea.

-Perché?-

Cercavo un cambio di leadership del mio team. Non volevo manager che sapessero solo dare ordini, ma che gestissero per processi non per funzioni, con una maggiore attenzione alla crescita della persone. Il capo non è solo un manager, ma un coach della sua squadra, così come un coach è una guida che aiuta il manager a tirare fuori il suo potenziale.

-Come?-

Tutto dipende da te. Dopo che hai parlato con il tuo coach, torni a casa con una lista di domande e decidi se lavorarci o meno: se dare feedback ai tuoi collaboratori, criticare in modo costruttivo, lavorare sul life balance. Naturalmente devi saper metterti in gioco.

-Cosa ha imparato con il suo coach personale?

A tenere la struttura sotto tensione per garantire i risultati del mese, senza però sacrificare quelli a lungo termine e stimolare i manager perché portino nuove idee.

Ma anche sapere gestire i conflitti e far discutere le persone: la diversità di opinione è una ricchezza.

Il Sole 24 Ore

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Carla Benedetti

Ho intrapreso gli studi e la professione di coach dopo quindici anni di attività nel management, nelle Risorse Umane e nella gestione di piccole imprese in Italia e all’estero. Credo fermamente che ogni singolo individuo possa dare il suo contributo a quel cambiamento culturale che renderà il mondo migliore.

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