E i Maya ridono

E i Maya ridono

In questi giorni ho letto tanti post interessanti per il nuovo anno, l’anno del risveglio, l’anno del cambiamento, ma soprattutto l’anno dei Maya. Alcuni post sono molto belli e di grande ispirazione, per cui ho pensato che non fosse necessario aggiungere anche il mio.

Poi ho letto una storia, raccontata dal mio amico Francesco “Disbanded” Taddeucci che mi è sembrato valesse la pena riraccontare. Non so se intrecciare blog sia social, ma ho voglia di dare spazio al suo racconto ed eccolo qua.

E’ una storia che parte dalla terra dei Maya, tocca l’Europa e l’America e nel raccontarla, tocca indirettamente anche noi.

La vita di ognuno è il risultato delle proprie scelte, è ora di fare quelle giuste. Forse la profezia è tutta qui. Forse questo mondo arrogante e superstizioso ha bisogno di una profezia per decidere di essere migliore.

E allora ben vengano i Maya e i loro calcoli astrali. Anche se tanti se ne infischiano. Chi vuole davvero un mondo migliore, non ha paura che finisca, vive per costruirlo.

 

Un mio compagno di liceo, negli anni in cui io iniziavo a lavorare nella pubblicità, prendeva un’altra strada, diventando archeologo. Oggi vive in Guatemala e nel suo campo pare che sia un’autorità mondiale. Vengo a sapere questa storia che lo riguarda, e ve la racconto perché è molto Disbanded.

Qualche tempo fa Francisco Estrada (questo è il suo nome, è guatemalteco) apre un sito e crea un marchio per il suo istituto di archeologia Maya. Lo vedete a sinistra; è bruttino ma del resto lui è un archeologo, non un grafico. Il marchio ritrae un Tucano e una piramide, due simboli di quell’area. Dopo qualche tempo riceve una lettera dagli avvocati della Kellogg’s: a quanto pare i giganti americani dei cereali hanno uno spot in onda che ritrae un gruppo di tucani che portano via da una piramide il dolce tesoro Maya, facendosi beffe dei custodi. E il Tucano Sam è il simbolo della marca: lo vedete a destra. Quindi – secondo i legali – Estrada deve ritirare il marchio, perché potrebbe generare confusione presso i consumatori di cereali. Come una multinazionale di quel calibro possa essere impensierita da un sito archeologico di nicchia, resta per me un mistero. Anche l’arroganza di pretendere che pappagallo+piramide sia un binomio di proprietà di una marca rimane per me un grande mistero, anche se non mi stupisce più di tanto. Fatto sta che Estrada decide di non cambiare il marchio, e anzi parte al contrattacco: la Kellogg’s – sostiene in pubblico – offende la cultura Maya con uno spot in cui i Tucani si fanno beffe del sarcofago. La storia esce sui giornali, i consumatori guatemaltechi sono infuriati con la Kellogg’s, nasce un putiferio, ne parlano i telegiornali. La denuncia di plagio del marchio si trasforma in un boomerang. Provate a digitare Kellogg’s Toucan Maya su google per farvi un’idea. Alla Kellogg’s non resta che correre ai ripari. Lo spot, tanto per dirne una, non esiste più nemmeno su YouTube. Come finisce questa ennesima storia di ottusità del marketing americano? Andate sulla homepage del sito, e scopritelo da soli. Da lassù i Maya ancora ridono sgranocchiando cereali alla frutta: forse non era il genere umano a dover scomparire nel 2012, ma gli avvocati della Kellogg’s.

 

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Carla Benedetti

Ho intrapreso gli studi e la professione di coach dopo quindici anni di attività nel management, nelle Risorse Umane e nella gestione di piccole imprese in Italia e all’estero. Credo fermamente che ogni singolo individuo possa dare il suo contributo a quel cambiamento culturale che renderà il mondo migliore.

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