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	<title>Studio Coach</title>
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	<description>Life, Business e Personal Coach</description>
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		<title>Concorrenza o collaborazione?</title>
		<link>http://www.studiocoach.it/blog/news/concorrenza-o-collaborazione/</link>
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		<pubDate>Sun, 06 May 2012 17:58:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carla Benedetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[News e attualità]]></category>

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		<description><![CDATA[Qualcosa non mi torna. Innovazione, dopo crisi è una delle parole più pronunciate nei vari forum, convegni, congressi che pongono al centro le imprese e il business in generale. Eppure i modi di affrontare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left"><a href="http://www.studiocoach.it/wp-content/uploads/2012/05/pesci.jpg"><img class=" wp-image-2523 aligncenter" src="http://www.studiocoach.it/wp-content/uploads/2012/05/pesci.jpg" alt="" width="421" height="321" /></a>Qualcosa non mi torna.</p>
<p style="text-align: justify">Innovazione, dopo crisi è una delle parole più pronunciate nei vari forum, convegni, congressi che pongono al centro le imprese e il business in generale. Eppure i modi di affrontare i problemi e anche le idee, rimangono vecchi.</p>
<p style="text-align: justify">La grande novità, poi trend e ormai moda, sono le strat up. Una bella cosa. Idee innovative appunto, di giovani di talento che trovano la loro realizzazione quasi sempre a Palo Alto e dintorni. Alcuni ci riescono anche in Italia, ma quelli che si realizzano in Italia fanno meno rumore.</p>
<p style="text-align: justify">In questo clima di avventura e voglia di cambiare, mi immagino di respirare aria nuova e invece sento ancora pronunciare le parole competitor, concorrenza. Parole che purtroppo trovano ancora ampio spazio nelle conversazioni tra professionisti, quando si discutono progetti e strategie. Parole che rappresentano idee. E il guaio è che queste idee si traducono in azioni o in non azioni che non giovano alla crescita delle imprese o alla volontà di provarci almeno.</p>
<p style="text-align: justify">Competitor. Io sono un competitor per centinaia di formatori, coach, organizzatori di eventi e quindi in questo periodo di crisi e di incertezza per tutti, io e come me tanti altri professionisti, non sono una risorsa, ma un problema.</p>
<p style="text-align: justify">Onestamente qualcosa non mi torna. Dov’è l’innovazione?</p>
<p style="text-align: justify">Siamo tutti unici, su questo siamo d’accordo, tanto che uno degli impegni per far decollare il proprio business è identificare la propria nicchia. E quante altre imprese ci stanno in quella nicchia? Poche, se siamo molto bravi nel cercare la tribù a cui apparteniamo, forse tanto poche da avere abbastanza spazio per tutte.</p>
<p style="text-align: justify">Ma per molti, gli altri sono i competitor. E allora in un periodo di crisi, di difficoltà, di scarsità, invece di costruire collaborazioni, ci isoliamo o isoliamo gli altri pensando di fare la cosa più furba, quella di essere tanti deboli individualità invece di poche grandi reti di business. Reti dove oltre a incontrare partner, anche chi offre prodotti o servizi simili possa collaborare per il successo comune.</p>
<p style="text-align: justify">Questa per me sarebbe una bella innovazione.</p>
<p style="text-align: justify">Io la vedo così. Il successo di ognuno è il successo di tutti. Competitor è roba vecchia.</p>
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		<title>Essere pronti</title>
		<link>http://www.studiocoach.it/blog/coaching/essere-pronti/</link>
		<comments>http://www.studiocoach.it/blog/coaching/essere-pronti/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 22 Apr 2012 12:37:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carla Benedetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Coaching]]></category>

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		<description><![CDATA[La primavera, stagione nuova, la stagione del risveglio. Un tempo giovane che porta voglia di fare, ma anche un po’ di stanchezza per quello che ci portiamo dietro dai mesi passati. E questa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.studiocoach.it/wp-content/uploads/2012/04/il-giocoliere.jpg"><img class="wp-image-2467 alignleft" src="http://www.studiocoach.it/wp-content/uploads/2012/04/il-giocoliere.jpg" alt="" width="322" height="432" /></a></p>
<p>La primavera, stagione nuova, la stagione del risveglio. Un tempo giovane che porta voglia di fare, ma anche un po’ di stanchezza per quello che ci portiamo dietro dai mesi passati.</p>
<p>E questa primavera romana che sembra tardare o meglio, restare attaccata a un nuovo autunno senza fine, è faticosa. E&#8217; una primavera che arranca, confusa e un po&#8217; persa.</p>
<p><strong>Siamo tutti parte di questo mondo,</strong> e a meno che non vogliamo far finta di non sapere, siamo dentro una brutta storia.</p>
<p>Una storia fatta di difficoltà, di lentezza, di arroganza, di egoismo, di furberia e soprattutto di solitudine. <strong>Perché se tante persone si sentono perse, se tanti finiscono per lasciare la presa e cadere, è anche per solitudine</strong>. Per colpa di questo senso di impotenza che ci viene inculcato spot dopo spot, scandalo dopo scandalo.</p>
<p>Ieri ero con una mia amica, una di quelle amiche con cui ci si ferma a pensare a voce alta. Una conversazione allegra che sembrava volesse regalarci tante belle sorprese, fino a quando ha abbassato la testa e mi ha detto -non ce la faccio più.-</p>
<p>Un matrimonio finito dopo 20 anni, una nuova precarietà che non aveva mai conosciuto, I figli che chiedono e non danno tregua. All’improvviso è scomparsa la sua forza, la grinta che conosco, la determinazione a cui mi ha abituata, all’improvviso ha dimenticato il suo pudore per dirmi – non ce la faccio più, ho paura.-</p>
<p><strong>Quello che si dice in questi casi è sempre pieno d’amore, </strong>eppure spesso così poco utile. E allora non ho detto niente e per un po’ mi sono limitata ad ascoltare. Ho ascoltato i suoi sogni, le aspirazioni che aveva riscoperto nonostante il momento difficile. Ho ascoltato mentre il suo sguardo si spostava in cerca delle parole giuste per raccontarmi un futuro che immaginava, ma che non credeva possible. Perché?</p>
<p>- Se non sei pronta non uscire.- Mi ha detto – E ora io non sono pronta, sono sola.-</p>
<p>E’ questo allora? E’ questa la paura?</p>
<p>E’ vero, bisogna essere pronti per uscire, ma siamo sicuri di essere così bravi nel valutare il momento giusto? Tutti abbiamo paura prima o poi nella vita e ogni giorno una piccola dose  accompagna i nostri pensieri. Paura di non superare un esame, di non ottenere un sì, di non riuscire a spiegare. La lista sarebbe troppo lunga.</p>
<p>Ma avete mai avuto paura di incontrare qualcuno che non significa niente per voi? O di fare delle commissioni di routine? Forse no. <strong>E’ quello che amiamo che ci fa battere il cuore, che ci tiene svegli la notte.</strong> Tutto quello che desideriamo, tutto quello che conta davvero per noi è sempre oltre la paura.</p>
<p>Non è la paura che ci impedisce di andare avanti è quello che ne facciamo. Decidere di affrontarla, di attraversarla per arrivare dall’altra parte vale sempre la pena. E’ possible che si sbagli qualcosa, è possible anche che non si riesca subito, ma è molto più probabile che ci si avvicini ai propri sogni e a noi stessi. Non è forse questo essere pronti?</p>
<p>Siamo in una brutta storia, ma circondati da meravigliose opportunità. Noi e chi ci sta vicino, possiamo cambiarla la storia. Possiamo fare la nostra parte per permettere a noi stessi e a chiunque di provarci almeno. Nessuno dovrebbe restare solo, perché ogni volta che qualcuno si ferma, si ferma un pezzetto di noi.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il nuovo corso 7 incontri edizione 2012</title>
		<link>http://www.studiocoach.it/blog/news/il-nuovo-corso-7-incontri-edizione-2012/</link>
		<comments>http://www.studiocoach.it/blog/news/il-nuovo-corso-7-incontri-edizione-2012/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 03 Apr 2012 12:38:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carla Benedetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[News e attualità]]></category>

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		<description><![CDATA[Viviamo in un periodo di grandi sfide che ci vede costretti a cambiare o a ripensare qualcosa della nostra vita. Cosa e come, dipende da noi. Possiamo restare fermi e chiederci “che succederà?”, oppure [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
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<p style="text-align: justify"><a href="http://www.studiocoach.it/wp-content/uploads/2012/04/Brochure-7-incontri-2012.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-2390" src="http://www.studiocoach.it/wp-content/uploads/2012/04/Brochure-7-incontri-2012-1024x559.jpg" alt="" width="590" height="322" /></a></p>
<p>Viviamo in un periodo di grandi sfide che ci vede costretti a cambiare o a ripensare qualcosa della nostra vita. Cosa e come, dipende da noi. <strong>Possiamo restare fermi e chiederci “che succederà?”, oppure decidere di essere partecipi di un cambiamento che attraversa la vita di tutti noi.</strong></p>
<p>Cambiare non significa necessariamente gettare tutto alle spalle, ma ritrovare la propria unicità, scoprire cosa cominciare a fare, o fare diversamente, per il nostro benessere.</p>
<p><strong>Studio Coach presenta il nuovo corso “7 incontri”</strong> per iniziare questo viaggio e magari realizzare anche un sogno.</p>
<p>7 appuntamenti mensili per analizzare le fasi del cambiamento, riconoscere le proprie potenzialità, imparare a leggere i comportamenti e pianificare nuove azioni. A ogni incontro sarà presentato un tema utile per lo sviluppo personale con spunti di riflessione da portare con sé e nuovi strumenti da applicare sia nella vita privata che professionale.</p>
<p>Idee, confronto e attività pratica ti accompagneranno in un percorso di scoperta che ti darà forza e una maggiore fiducia. Un percorso disegnato non per vivere un’esperienza di benessere collettivo, ma per sviluppare un progetto personale.</p>
<p>-       Cosa sarà cambiato dopo 7 incontri?</p>
<p>-       Cosa ci sarà per te che non c’era prima?</p>
<p>-       Che cambiamenti vedranno in te le persone che ti sono vicine?</p>
<p><strong>Un percorso, una relazione tra 7 appuntamenti, per scoprire e per scegliere di fare da soli quello che da soli non pensavamo di poter fare.</strong></p>
<p>Le strade possibili sono tutte davanti a noi, dobbiamo solo imparare a vederle.</p>
<p><span style="color: #800000"><strong>UN PERCORSO STIMOLANTE E INNOVATIVO</strong></span></p>
<p><strong>Obiettivo:</strong></p>
<p>Acquisire strumenti utili al miglioramento di diverse aree della propria vita personale e professionale.</p>
<p>- maggiore consapevolezza</p>
<p>- sviluppo della propria capacità organizzativa</p>
<p>- nuovi spazi nella propria attività formativa</p>
<p>- miglioramento delle relazioni</p>
<p>- generare fiducia in se stessi e negli altri</p>
<p><strong>Come</strong>:</p>
<p>Ogni giornata affronterà un tema diverso. Ogni giornata sarà divisa in tre parti.</p>
<ul>
<li>Si comincia la mattina con la fase teorica curata da <a href="http://www.studiocoach.it/carla-benedetti/">Carla Benedetti</a> coach <a href="http://www.studiocoach.it/wp-content/uploads/2012/04/carla16-piccola.jpg"><img class="alignright  wp-image-2422" src="http://www.studiocoach.it/wp-content/uploads/2012/04/carla16-piccola-254x300.jpg" alt="" width="162" height="192" /></a>professionista ACC – Membro dell&#8217;International Coach Federation.</li>
<li>Segue il momento dello speaker ospite, che attraverso l&#8217;esperienza personale affronterà il tema della giornata. Un apprendimento che passa anche per le emozioni.</li>
<li>Il pomeriggio si lavora. Durante il workshop potrai verificare quanto hai appreso e sperimentare insieme al gruppo nuovi strumenti e toccare con mano le tue scoperte.</li>
</ul>
<p>Tutto in un’atmosfera rilassata dove poter dare spazio alla propria curiosità e creatività.</p>
<p><strong>A chi è indirizzato:</strong></p>
<p>A tutti coloro che desiderano spostarsi in avanti, che vogliono sperimentare un approccio diverso, che vogliono fare qualcosa per se stessi e soprattutto, fare meglio.</p>
<p><span style="color: #800000"><strong>RIPRENDI CON SLANCIO</strong></span></p>
<p>Azione e allenamento fanno sì che bisogni e desideri diventino obiettivi e gli obiettivi si trasformino in risultati. Dai più piccoli ai più grandi. Per questo l’idea di un percorso che stimoli l’allenamento. La passione e l’amore sono la benzina del successo, ma da soli non bastano.</p>
<ol>
<li>informazioni e strumenti</li>
<li>esperienza vissuta e raccontata da personaggi di spicco</li>
<li>workshop per imparare ad allenarsi</li>
<li>relazione per seguire i progressi</li>
<li>sessioni individuali per chi desidera approfondire</li>
</ol>
<p>E anche tu potrai essere artefice dei tuoi risultati.</p>
<ol>
<li><strong>09 giugno - </strong>Il ciclo del cambiamento <span style="color: #800000"><strong><a href="http://www.studiocoach.it/gian-paolo-montali">Gian Paolo Montali</a></strong></span></li>
<li><strong>22 settembre</strong> – Partire dalle fondamenta. <strong><a href="http://www.studiocoach.it/alessandro-dalatri/">Alessandro D&#8217;Alatri</a></strong></li>
<li><strong>20 ottobre </strong>- Fissare gli obiettivi.</li>
<li><strong>17 novembre</strong> – Motivazione.</li>
<li><strong>15 dicembre</strong> – Action Plan.</li>
<li><strong>19 gennaio 2013</strong>- Superare gli ostacoli.</li>
<li><strong>23 febbraio</strong> <strong>2013</strong>– Revisione e allenamento. <a href="http://www.studiocoach.it/sir-john-whitmore/">Sir John Whitmore</a></li>
</ol>
<p>Primo appuntamento il 09 giugno. Tema della giornata:</p>
<p><span style="color: #800000">“<strong>Il ciclo del cambiamento”</strong></span></p>
<p><strong> Di cosa parleremo</strong></p>
<p>Perché il ciclo del cambiamento? Perché <strong>il cambiamento attraversa fasi diverse che ognuno di noi si trova ad affrontare decine e decine di volte nella propria vita.</strong> Fasi complesse in cui il modo di vedere le cose, le nostre convinzioni, sono messe alla prova. Momenti destabilizzanti e scomodi che ci rendono però capaci di ricevere, proprio perché in questa incertezza noi siamo aperti a nuove possibilità, a nuove strade e nuove idee.</p>
<p><strong>Sapere come funziona</strong> il ciclo del cambiamento ci permette di organizzarci e utilizzare il momento più incerto e faticoso per fare la scelta giusta. Restare dove siamo, tornare indietro al punto di partenza o andare avanti verso una stagione più vera per noi?</p>
<p>Scoprire che alcune convinzioni che ci hanno accompagnato fino a questo momento non ci servono più <strong>ci permette di organizzarci e fare scelte migliori.</strong></p>
<p>Organizzarsi è possible se accetiamo che ogni fase ha la sua importanza, ma non è per sempre. Ogni fase ha un inizio e una fine.</p>
<p>Quello che ci fa paura infatti, è sì lasciare una situazione che conosciamo e che sebbene non piacevole ci fa sentire sicuri, ma soprattutto la convinzione che questa difficile fase di incertezza non sia una fase, ma <strong>il</strong> cambiamento.</p>
<p>Non è comodo, sentirsi ballare la terra sotto I piedi fa venir voglia di scappare. Se non c’è una spinta interiore a spostarci in avanti, la scelta più facile è restare lì e aspettare che tutto si fermi o tornare indietro dov’eravamo. E’ una scelta comunque che dipende da noi, dalla nostra capacità di attraversare questo momento di transizione.</p>
<p>Saperlo riconoscere ci permette di spostarci in avanti con fiducia, sapendo che il cambiamento è un processo, la consapevolezza una conquista. Passo dopo passo possiamo allontanarci da ciò che non ci appartiene più e avvicinarci a una nuova stagione.</p>
<p><strong>E dopo ?</strong></p>
<p>Una volta approfondito il tema della giornata, lo “vedremo” attraverso l&#8217;esperienza di un ospite d’eccezione. Per il ciclo del cambiamento sarà con noi Gian Paolo Montali.</p>
<p><strong><span style="color: #800000">Gian Paolo Montali</span> </strong></p>
<p><strong>è uno degli allenatori di pallavolo più vincenti<a href="http://www.studiocoach.it/wp-content/uploads/2012/04/Montali-7-incontri.jpg"><img class=" wp-image-2420 alignright" src="http://www.studiocoach.it/wp-content/uploads/2012/04/Montali-7-incontri-300x178.jpg" alt="" width="270" height="160" /></a></strong></p>
<p>Dopo venticinque anni di attività, cinque scudetti, quindici coppe, due Europei, un mondiale e le Olimpiadi, si è occupato di Gestione delle risorse umane, Cultura sportiva, Marketing strategico e Leadership all’Università Bocconi e all’Università di Parma.</p>
<p><strong>Svolge attività di consulenza per grandi aziende</strong>.</p>
<p>Dopo essere stato per diversi anni nel CdA della Juventus, come Consigliere di Amministrazione e Membro del Comitato Sportivo la Roma gli ha affidato l’incarico di Coordinatore generale e ottimizzatore delle risorse umane dell’Area Sportiva per poi diventare Direttore Generale e Operativo.</p>
<p><strong>Il suo metodo è ormai da anni riconosciuto e apprezzato da manager di tutti i campi.</strong></p>
<p><strong>Autore del libro “scoiattoli e tacchini” edito da Rizzoli</strong></p>
<p>“È possibile insegnare a un tacchino a salire sulla cima di un albero, ma per questo lavoro io preferirei assumere uno scoiattolo.”</p>
<p>Gian Paolo Montali, ci racconterà come vincere nello sport e nella vita. Nello sport e nella vita, per avere successo bisogna conoscere le mosse giuste: Montali ha imparato come fare e da anni, nelle aule universitarie, condivide le sue conoscenze con manager e studenti.  Perché se vincere non è tutto, perdere non è proprio niente.</p>
<p>Ecco alcuni punti del suo metodo:</p>
<ul>
<li>vince la squadra e non il gruppo</li>
<li>i “giocatori” diventano allenatori di se stessi</li>
<li>per essere leader nella vita dobbiamo essere ladri di idee</li>
<li>nessuna paura dei cambiamenti</li>
</ul>
<p>Gian Paolo Montali è passato dal campo di gioco alla cattedra per insegnare come valorizzare al meglio le qualità delle persone, aiutandole a crescere e a pensare in grande. Il suo metodo, sperimentato con i più forti atleti professionisti, consente di destreggiarsi nel mare perennemente in burrasca dei rapporti di lavoro, delle relazioni, delle scelte consolidando il proprio carisma e mettendo in pratica una politica fatta di piccoli passi e attenzione al dettaglio.</p>
<p>Sviluppare una convinzione ferrea nei propri mezzi, uscire in maniera brillante da situazioni difficli sono solo alcuni dei temi ai quali Montali applica la sua esperienza di uomo di sport e di manager. Portando nella vita tutta la carica che solo chi ha vissuto lo sport ai massimi livelli può avere.</p>
<p><strong>Dopo il successo al Forum delle Eccellenze 2012, Gian Paolo Montali di nuovo a Roma in una giornata dedicata al cambiamento .</strong></p>
<p><strong> Come si fa</strong></p>
<p>Il pomeriggio sarà dedicato al <strong>workshop</strong> per iniziare subito a lavorare e trasformare riflessioni e idee in esercizi.</p>
<h1>09 giugno &#8211; dalle 09.00 alle 18.00</h1>
<p><strong><span style="color: #000080">UNA Hotel Roma</span></strong><br />
Via Giovanni Amendola, 57<br />
00185 Roma &#8211; Italia</p>
</div>
</div>
</div>
</div>
<div>
<div><strong>Costo del seminario e guest speaker (dalle 09.00 alle 13.00 ) €90,00</strong></div>
<div><strong>Costo del seminario + workshop del pomeriggio  (dalle 09.00 &#8211; alle 18.00) €140,00</strong></div>
<div></div>
<div><strong>20% di sconto se ti iscrivi entro il 15 maggio</strong></div>
<div></div>
<div>Per informazioni: info@studiocoach.it</div>

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			<li id="li--2" class=""><label for="cf_field_2"><span>Cognome</span></label><input type="text" name="cf_field_2" id="cf_field_2" class="single fldrequired" value=""/><span class="reqtxt">(obbligatorio)</span></li>
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			<li id="li--6" class=""><label for="cf_field_6"><span>Email</span></label><input type="text" name="cf_field_6" id="cf_field_6" class="single fldemail fldrequired" value=""/><span class="emailreqtxt">(email valida)</span></li>
			<li id="li--7" class=""><label for="cf_field_7"><span>Messaggio</span></label><textarea cols="30" rows="8" name="cf_field_7" id="cf_field_7" class="area fldrequired"></textarea><span class="reqtxt">(obbligatorio)</span></li>
			<li id="li--8" class=""><input type="checkbox" name="cf_field_8" id="cf_field_8" class="cf-box-a fldrequired"/><label for="cf_field_8" class="cf-after"><span>Ai sensi del D.Lgs. 30/06/2003, n. 196, dichiaro di avere attentamente letto <a href="http://www.studiocoach.it/privacy-policy/" rel="_blank">l'informativa sulla privacy</a> e di prestare il mio consenso al trattamento ed alla comunicazione dei miei dati personali.</span></label></li>
		</ol>
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		<title>Intervista: il coaching e il teatro</title>
		<link>http://www.studiocoach.it/blog/coaching/intervista-il-coaching-e-il-teatro/</link>
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		<pubDate>Thu, 09 Feb 2012 08:37:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carla Benedetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Coaching]]></category>

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		<description><![CDATA[E&#8217; stata una bella serata, quella che ha aperto la coaching week a Roma. Il maltempo e il freddo non ci sono sono stati di aiuto, ma l&#8217;atmosfera era speciale.  Per me è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1><em><a href="http://www.studiocoach.it/wp-content/uploads/2012/02/coaching-a-teatro1.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-2357" src="http://www.studiocoach.it/wp-content/uploads/2012/02/coaching-a-teatro1.jpg" alt="" width="599" height="404" /></a></em></h1>
<p>E&#8217; stata una bella serata, quella che ha aperto la <a href="http://www.icf-italia.org/fic/?page_id=301">coaching week</a> a Roma. Il maltempo e il freddo non ci sono sono stati di aiuto, ma l&#8217;atmosfera era speciale.  <strong>Per me è stato un re-incontro con il teatro che ho lasciato tanti anni fa, ma che non ho smesso di amare e a cui dedico il mio ringraziamento finale.</strong></p>
<p><strong>Riporto qui un&#8217; intervista di <a href="http://www.ilchiasmodelleidee.blogspot.com/2012/02/il-coaching-va-teatro.html">Ilaria Guidantoni</a></strong> che credo spieghi molto bene perché il coaching a teatro. E chissà che non succederà ancora&#8230;</p>
<h1><strong>Un appuntamento sulla ricerca della propria consapevolezza e sviluppo personale; quindi una riflessione su cosa significa tornare a se stessi.</strong></h1>
<p><strong></strong><em>Intervista a Carla Benedetti, Coach professionista di ICF Italia e promotrice della serata</em></p>
<div>
<p><strong>Il coaching e il teatro sono un binomio già sperimentato? Esistono scuole al riguardo, al di là del fatto che il teatro &#8211; dalla tragedia greca in avanti &#8211; rappresenti una forma di terapia dell&#8217;anima?</strong><br />
“Sì, il teatro è usato spesso nei percorsi di sviluppo personale e professionale. Come terapia dell&#8217;anima, ma anche come strumento utile per accrescere consapevolezza, senso di squadra e riconoscere il proprio stile di leadership. Quindi il teatro entra nel coaching, ma che io sappia questa è la prima volta che il coaching entra a teatro”.</p>
</div>
<p><strong>Come nasce quest&#8217;idea e con quale obiettivo?</strong><br />
“La coaching week è un&#8217;occasione per i coach professionisti di ICF di parlare di coaching. Io ho lavorato su un progetto che potesse raccontarlo e in qualche modo spiegarlo anche attraverso le emozioni. Il teatro quindi era lo spazio più giusto”.</p>
<p><strong>Perché la scelta della contemporaneità a livello internazionale?        </strong>                                   “L&#8217;ICF è presente in 104 paesi, la contemporaneità di questi eventi rafforza il senso di comunità e di appartenenza tra i coach professionisti che ne fanno parte e che sanno di dare in questo modo un contributo molto più ampio”.</p>
<p><strong>Qual è il ruolo del pubblico?</strong><br />
“Nella serata che io ho promosso in particolare, il pubblico ha un ruolo attivo. Ci sono alcune occasioni in cui la sua partecipazione aiuta a chiarire elementi importanti del percorso di coaching”.</p>
<div>
<p><strong>Chi è in scena?</strong><br />
“Ci sono io come relatore di una presentazione e personaggio del racconto. Insieme a me un collega coach, Pierluigi Ciocci, che rappresenta in qualche e modo il pubblico, dando voce ai dubbi e alle domande che di solito arrivano da chi si avvicina al mondo del coaching”.</p>
<p><strong>Cosa significa per l&#8217;io mettere in scena la possibilità?</strong><br />
“Nel coaching non parliamo di io e non usiamo un linguaggio specificamente psicologico, ma certamente per ognuno di noi poter vedere la possibilità rappresentata è un&#8217;opportunità di vivere l&#8217;esperienza e quindi sentirsi partecipi di qualcosa che appartiene anche a noi”.</p>
<p><strong>Nello specifico, per le donne come agisce il coaching nella rappresentazione teatrale?</strong><br />
“Potrò rispondere dopo la serata. Posso dire però dalla mia esperienza che di solito le donne si avventurano con coraggio fuori dalla zona di comfort”.</p>
<p><strong>Esistono peculiarità uomo-donna?</strong><br />
“Io come coach mi impegno a non giudicare chi ho davanti. Dimenticare che si tratti di un uomo o una donna è un buon punto di partenza. Ogni persona è unica, e davvero non ho mai visto due persone reagire in maniera simile a una stessa situazione. Le persone che decidono davvero di fare qualcosa per sé, riflettono molto prima di farlo, ma poi affrontano con grande energia e soprattutto costanza le sfide che si presentano. Che sia uomo o donna, è la volontà di conoscersi e la disponibilità a cambiare che fa la differenza”.</p>
<p><strong>Tornando al tema centrale, sugli obiettivi: come si può aumentare la consapevolezza con questa arte e tecnica?</strong><br />
“Il teatro richiede osservazione, ascolto interiore, coerenza tra ciò che diciamo e ciò che riusciamo effettivamente a esprimere. Esercitarsi in questo significa acquisire sempre maggiore consapevolezza e significa anche imparare a &#8220;vivere&#8221; le proprie emozioni. Allenarsi nell&#8217;arte del teatro è un po&#8217; allenarsi per la vita”.</p>
<p><strong>In che senso c&#8217;è un &#8216;tornare ad essere se stessi&#8217;? L&#8217;io è qualcosa che esiste, talora si perde e si ritrova o piuttosto si costruisce?</strong><br />
“Noi abbiamo un centro che racchiude ciò che siamo veramente, fatto dei nostri valori, passioni, risorse, punti di forza che ci sostengono in qualunque momento, più di quanto riusciamo a immaginare. Attraverso la consapevolezza, chiarezza di obiettivi e il cambiamento di quelle azioni che non ci portano dove vorremmo, noi riusciamo a tornare davvero a noi stessi e a realizzare ciò che più conta per noi. Il coaching è proprio questo, un viaggio per tornare&#8221;.</p>
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<div style="text-align: justify"><a href="http://www.studiocoach.it/wp-content/uploads/2012/02/teatro.001.jpg"><img class="size-medium wp-image-2338 aligncenter" src="http://www.studiocoach.it/wp-content/uploads/2012/02/teatro.001-300x283.jpg" alt="" width="300" height="283" /></a></div>
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		<item>
		<title>Torna la Coaching Week e il coaching va a teatro.</title>
		<link>http://www.studiocoach.it/blog/news/torna-la-coaching-week-e-il-coaching-va-a-teatro/</link>
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		<pubDate>Mon, 09 Jan 2012 16:07:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carla Benedetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[News e attualità]]></category>

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		<description><![CDATA[In simultanea mondiale, di nuovo anche in Italia la Coaching week, una settimana ricca di appuntamenti, un momento davvero unico in cui i coach di ICF Italia uniscono le loro forze per diffondere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><strong><a href="http://www.studiocoach.it/wp-content/uploads/2012/01/logo-orologio.png"><br />
</a><a href="http://www.studiocoach.it/wp-content/uploads/2012/01/LOGO_COACHING_2012.png"><img class="size-full wp-image-2292 aligncenter" src="http://www.studiocoach.it/wp-content/uploads/2012/01/LOGO_COACHING_2012.png" alt="" width="520" height="162" /></a>In simultanea mondiale</strong>, di nuovo anche in Italia la <a href="http://www.icf-italia.org/fic/?page_id=301">Coaching week</a>, una settimana ricca di appuntamenti, un momento davvero unico in cui i coach di ICF Italia uniscono le loro forze per diffondere la cultura del coaching attraverso eventi contemporanei  su tutto il territorio nazionale.</p>
<p style="text-align: justify">Nella scorsa edizione piu’ di 60 coach hanno partecipato promuovendo la conoscenza del coaching in diversi ambiti.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Quest&#8217;anno Studio Coach è presente con un progetto  a sorpresa in collaborazione con lo storico Teatro dell&#8217;Orologio.</strong></p>
<p style="text-align: justify">Nello spettacolo, nell’arte e nella cultura in generale, la creatività è fonte d’ispirazione per ognuno di noi.</p>
<p style="text-align: justify">Cosa succede quando diamo spazio alla possibilità?</p>
<p style="text-align: justify"><strong><a href="http://www.studiocoach.it/wp-content/uploads/2012/01/logo-orologio.png"><img class="alignleft" src="http://www.studiocoach.it/wp-content/uploads/2012/01/logo-orologio.png" alt="" width="149" height="160" /></a></strong>Carla Benedetti coach ICF presenta il Coaching giocando con il teatro. Attraverso il racconto e l’improvvisazione si fanno emergere finalità e benefici.</p>
<p style="text-align: justify">Una serata unica al <a href="http://www.teatrorologio.it/">Teatro dell’Orologio</a> per scoprire il Coaching e farsi qualche domanda in più.</p>
<p style="text-align: justify">________________________________________________________________________________________</p>
<address>06 febbraio 2012</address>
<address><strong>Teatro Dell&#8217;Orologio</strong></address>
<address>Via dei Filippini, 17A</address>
<address>dalle 20.30 </address>
<p style="text-align: justify">_________________________________________________________________________________________</p>
<p style="text-align: justify">I posti sono limitati, si consiglia di prenotare.</p>
<p>Puoi usare il modulo qui sotto specificando <strong>Serata Orologio</strong></p>

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			<li id="li--2" class=""><label for="cf_field_2"><span>Cognome</span></label><input type="text" name="cf_field_2" id="cf_field_2" class="single fldrequired" value=""/><span class="reqtxt">(obbligatorio)</span></li>
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			<li id="li--8" class=""><input type="checkbox" name="cf_field_8" id="cf_field_8" class="cf-box-a fldrequired"/><label for="cf_field_8" class="cf-after"><span>Ai sensi del D.Lgs. 30/06/2003, n. 196, dichiaro di avere attentamente letto <a href="http://www.studiocoach.it/privacy-policy/" rel="_blank">l'informativa sulla privacy</a> e di prestare il mio consenso al trattamento ed alla comunicazione dei miei dati personali.</span></label></li>
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<p>&nbsp;</p>
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		<title>Presentazione i 7 incontri</title>
		<link>http://www.studiocoach.it/blog/eventi/presentazione-i-7-incontri/</link>
		<comments>http://www.studiocoach.it/blog/eventi/presentazione-i-7-incontri/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 04 Jan 2012 15:55:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carla Benedetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>

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		<description><![CDATA[12 gennaio la passeggiata librocaffè piazza di Santa Croce, 21r 18.30- 20.00 Tutti vogliamo ottenere qualcosa di speciale dalla nostra vita, eppure fare il primo passo per realizzarci a volte è difficile, soprattutto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><a href="http://www.studiocoach.it/wp-content/uploads/2012/01/genova.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-2268" src="http://www.studiocoach.it/wp-content/uploads/2012/01/genova-1024x791.jpg" alt="" width="645" height="499" /></a>12 gennaio</p>
<p align="left"><em><strong>la passeggiata librocaffè</strong></em></p>
<p><em>piazza di Santa Croce, 21r</em></p>
<p>18.30- 20.00</p>
<p>Tutti vogliamo ottenere qualcosa di speciale dalla nostra vita, eppure fare il primo passo per realizzarci a volte è difficile, soprattutto in un periodo complesso e incerto come quello che stiamo vivendo. Le sfide da affrontare sono tante, ma tanto è anche quello che noi possiamo fare. Cominciare per esempio ad avere fiducia in noi stessi e nella possibilità.</p>
<p>Sette appuntamenti per analizzare le fasi del cambiamento, riconoscere le tue potenzialità, imparare a leggere i comportamenti e pianificare nuove azioni.</p>
<ul>
<li><strong>Cosa conta davvero per te?</strong></li>
<li><strong>Perchè?</strong></li>
<li><strong>Come fare per trovare la soddisfazione che cerchi?</strong></li>
</ul>
<p>Nei sette incontri lavoreremo insieme per rispondere a queste domande. <strong>Sono incontri tematici, che possono essere seguiti come percorso completo o singolarmente.</strong></p>
<p>Teoria ed esercitazioni pratiche per scoprire una strada possibile. Non farti prendere dalla pigrizia. Pensa a cosa vorresti cambiare e vieni a scoprire come farlo.</p>
<div>
<p><strong>Obiettivo:</strong></p>
<p>Acquisire strumenti utili al miglioramento di diverse aree della propria vita personale e professionale. Fare un bilancio dell’anno che sta per finire e prepararsi ad affrontare il nuovo con idee più chiare e nuova energia.</p>
<p><strong>Come:</strong></p>
<p>Attraverso un programma di incontri tematici, alternando teoria a esercitazioni pratiche. In un’atmosfera rilassata dove poter dare spazio alla propria curiosità e creatività.</p>
<p><strong>A chi è indirizzato:</strong></p>
<p>A tutti coloro che desiderano spostarsi in avanti, che vogliono sperimentare un approccio diverso, che vogliono fare qualcosa per se stessi e soprattutto, fare meglio <strong>sia nella vita personale che professionale.</strong></p>
<div>Vieni alla presentazione</div>
<div>il 12 gennaio</div>
<div>
<p align="left"><em><strong>la passeggiata librocaffè</strong></em></p>
<p><em>piazza di Santa Croce, 21r</em></p>
<p>18.30- 20.00</p>
<p>Ingresso libero</p>
<p>per informazioni: info@studiocoach.it</p>
</div>
</div>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>E i Maya ridono</title>
		<link>http://www.studiocoach.it/blog/news/il-2012-e-iniziato/</link>
		<comments>http://www.studiocoach.it/blog/news/il-2012-e-iniziato/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 04 Jan 2012 12:18:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carla Benedetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[News e attualità]]></category>

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		<description><![CDATA[In questi giorni ho letto tanti post interessanti per il nuovo anno, l&#8217;anno del risveglio, l&#8217;anno del cambiamento, ma soprattutto l&#8217;anno dei Maya. Alcuni post sono molto belli e di grande ispirazione, per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><a href="http://www.studiocoach.it/wp-content/uploads/2012/01/Toucan-Sam-and-Maya-Logo-e1314395731794-615x304.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2260" src="http://www.studiocoach.it/wp-content/uploads/2012/01/Toucan-Sam-and-Maya-Logo-e1314395731794-615x304.jpg" alt="" width="500" height="250" /></a></div>
<p>In questi giorni ho letto tanti post interessanti per il nuovo anno,<strong> l&#8217;anno del risveglio, l&#8217;anno del cambiamento, ma soprattutto l&#8217;anno dei Maya.</strong> Alcuni post sono molto belli e di grande ispirazione, per cui ho pensato che non fosse necessario aggiungere anche il mio.</p>
<p>Poi ho letto una storia, raccontata dal mio amico Francesco <a href="http://teddisbanded.blogspot.com/">&#8220;Disbanded&#8221;</a> Taddeucci che mi è sembrato valesse la pena riraccontare. Non so se intrecciare blog sia social, ma ho voglia di dare spazio al suo racconto ed eccolo qua.</p>
<p><strong>E&#8217; una storia che parte dalla terra dei Maya, tocca l&#8217;Europa e l&#8217;America e nel raccontarla, tocca indirettamente anche noi.</strong></p>
<p>La vita di ognuno è il risultato delle proprie scelte, è ora di fare quelle giuste. Forse la profezia è tutta qui. <strong>Forse questo mondo arrogante e superstizioso ha bisogno di una profezia per decidere di essere migliore.</strong></p>
<p>E allora ben vengano i Maya e i loro calcoli astrali. Anche se tanti se ne infischiano. Chi vuole davvero un mondo migliore, non ha paura che finisca, vive per costruirlo.</p>
<p>__________________________________________________________________</p>
<p>Un mio compagno di liceo, negli anni in cui io iniziavo a lavorare nella pubblicità, prendeva un&#8217;altra strada, diventando archeologo. Oggi vive in Guatemala e nel suo campo pare che sia un&#8217;autorità mondiale. Vengo a sapere questa storia che lo riguarda, e ve la racconto perché è molto Disbanded.</p>
<p>Qualche tempo fa Francisco Estrada (questo è il suo nome, è guatemalteco) apre un sito e crea un marchio per il suo istituto di archeologia Maya. Lo vedete a sinistra; è bruttino ma del resto lui è un archeologo, non un grafico. Il marchio ritrae un Tucano e una piramide, due simboli di quell&#8217;area. Dopo qualche tempo riceve una lettera dagli avvocati della Kellogg&#8217;s: a quanto pare i giganti americani dei cereali hanno uno spot in onda che ritrae un gruppo di tucani che portano via da una piramide il dolce tesoro Maya, facendosi beffe dei custodi. E il Tucano Sam è il simbolo della marca: lo vedete a destra. Quindi &#8211; secondo i legali &#8211; Estrada deve ritirare il marchio, perché potrebbe generare confusione presso i consumatori di cereali. Come una multinazionale di quel calibro possa essere impensierita da un sito archeologico di nicchia, resta per me un mistero. Anche l&#8217;arroganza di pretendere che pappagallo+piramide sia un binomio di proprietà di una marca rimane per me un grande mistero, anche se non mi stupisce più di tanto. Fatto sta che Estrada decide di non cambiare il marchio, e anzi parte al contrattacco: la Kellogg&#8217;s &#8211; sostiene in pubblico &#8211; offende la cultura Maya con uno spot in cui i Tucani si fanno beffe del sarcofago. La storia esce sui giornali, i consumatori guatemaltechi sono infuriati con la Kellogg&#8217;s, nasce un putiferio, ne parlano i telegiornali. La denuncia di plagio del marchio si trasforma in un boomerang. Provate a digitare Kellogg&#8217;s Toucan Maya su google per farvi un&#8217;idea. Alla Kellogg&#8217;s non resta che correre ai ripari. Lo spot, tanto per dirne una, non esiste più nemmeno su YouTube. Come finisce questa ennesima storia di ottusità del marketing americano? Andate sulla <a href="http://mayaarchaeology.org/">homepage</a> del sito, e scopritelo da soli. Da lassù i Maya ancora ridono sgranocchiando cereali alla frutta: forse non era il genere umano a dover scomparire nel 2012, ma gli avvocati della Kellogg&#8217;s.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		</item>
		<item>
		<title>La prima edizione di incontri è terminata</title>
		<link>http://www.studiocoach.it/blog/coaching/la-prima-edizione-di-incontri-e-terminata/</link>
		<comments>http://www.studiocoach.it/blog/coaching/la-prima-edizione-di-incontri-e-terminata/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 27 Dec 2011 15:57:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carla Benedetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Coaching]]></category>

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		<description><![CDATA[La prima edizione degli incontri di coaching è terminata. Proprio poco prima di Natale ci siamo incontrati per l’ultimo appuntamento. Posso dire che è stato un esperimento riuscito. Una bella scommessa vinta. Quando [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><a href="http://www.studiocoach.it/wp-content/uploads/2011/12/images2.jpeg"><br />
</a><a href="http://www.studiocoach.it/wp-content/uploads/2011/12/24-marzo-2.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2230" src="http://www.studiocoach.it/wp-content/uploads/2011/12/24-marzo-2-e1324995044534.jpg" alt="" width="600" height="269" /></a><a href="http://www.studiocoach.it/wp-content/uploads/2011/12/incontri-di-coaching1.jpg"><br />
</a><a href="http://www.studiocoach.it/wp-content/uploads/2011/12/incontri-di-coaching.jpg"><br />
</a>La prima edizione degli incontri di coaching è terminata. Proprio poco prima di Natale ci siamo incontrati per l’ultimo appuntamento.<br />
<strong>Posso dire che è stato un esperimento riuscito. Una bella scommessa vinta.</strong></p>
<p style="text-align: justify">Quando abbiamo iniziato a marzo 2011 non mi aspettavo una risposta così positiva. Un programma che parla di coaching e che lascia ai partecipanti la responsabilità di impegnarsi per ottenere qualcosa di più da se stessi non sembrava un’idea semplice.</p>
<p style="text-align: justify">Si è formato un bel gruppo attento e affiatato che mi ha seguita fino alla fine del programma.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Il mio obiettivo era quello di offrire la possibilità di avvicinarsi al coaching, ma siamo andati molto più in là.</strong></p>
<p style="text-align: justify">Tutti hanno acquisito una maggiore consapevolezza, molti hanno fatto delle conquiste personali, qualcuno è riuscito a raggiungere un obiettivo importante che inseguiva da tempo.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Una bellissima esperienza che mi dà la spinta giusta per realizzare i progetti in cantiere.</strong> Il modo migliore per iniziare il 2012.</p>
<p style="text-align: justify">Ringrazio chi ha partecipato per avere avuto fiducia in me e nel coaching. A loro un saluto:</p>
<p><strong>“Complimenti per il lavoro fatto e per aver dato a voi stessi una possibilità. Continuate l’allenamento.”</strong></p>
<p>Appuntamento alla prossima edizione, che sarà più ricca della precedente e con qualche sorpresa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center">            <iframe title="YouTube video player" class="youtube-player" type="text/html" width="400" height="300" src="http://www.youtube.com/embed/Wx7Csut0oEY" frameborder="0" allowFullScreen="true"> </iframe></p>
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		</item>
		<item>
		<title>Se non mi piace il lavoro che faccio</title>
		<link>http://www.studiocoach.it/blog/coaching/se-non-mi-piace-il-lavoro-che-faccio/</link>
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		<pubDate>Mon, 05 Dec 2011 13:45:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carla Benedetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Coaching]]></category>

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		<description><![CDATA[Quando si affronta il tema lavoro, si apre un mondo molto vasto e anche complesso che credo potremo attraversare un poco alla volta. Il lavoro è un’area importante della nostra vita. Ne occupa una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.studiocoach.it/wp-content/uploads/2011/12/images-e1323091519787.jpg"><img class="size-full wp-image-2059 aligncenter" src="http://www.studiocoach.it/wp-content/uploads/2011/12/images-e1323091519787.jpg" alt="" width="600" height="350" /></a>Quando si affronta il tema lavoro, si apre un mondo molto vasto e anche complesso che credo potremo attraversare un poco alla volta.</p>
<p><strong>Il lavoro è un’area importante della nostra vita.</strong> Ne occupa una buona parte e quindi è lì che più ragionevolmente cerchiamo la nostra realizzazione personale.</p>
<p><strong>I passaggi naturali sono:</strong></p>
<ol>
<li>sapere cosa ci piace fare.</li>
<li>individuare il lavoro specifico in cui possiamo farlo</li>
<li>cercare poi di fare quel determinato lavoro, affrontando sfide e rischi relativi.</li>
</ol>
<p>Questo processo, che rappresenta la strada ideale, purtroppo non è semplice. Il mercato del lavoro non a tutti offre il privilegio di scegliere cosa fare.  <strong>E’ anche vero che a volte, non sappiamo bene neanche quello che vorremmo fare.</strong> L&#8217;orientamento è un altro aspetto importante e ne parleremo un’altra volta.</p>
<p>Qui vorrei invece condividere alcune riflessioni per quelle occasioni in cui la strada ideale non è percorribile o per varie ragioni non è stata percorsa. Quella situazione molto comune in cui il lavoro serve a “darci da vivere” e le nostre aspettative di soddisfazione, o autorealizzazione sono molto basse.</p>
<p><strong>Confucio dice: “Scegli il lavoro che ti piace e non lavorerai un solo giorno in tutta la tua vita.”</strong> E’ verissimo. Quando non possiamo farlo, chiediamoci:</p>
<ul>
<li>Cosa significa per me quello che faccio?</li>
<li>A cosa mi serve?</li>
</ul>
<p>Se quello che faccio non mi può offrire spazi creativi di autorealizzazione, perché ostinarsi a cercarli lì? Posso cambiare lavoro?</p>
<p>Se  SI’, si riparte con il percorso ideale. Se la risposta è NO, bisogna cambiare qualcosa da un’altra parte.</p>
<p>Ammesso che la risposta NO non abbia possibilità di ripensamenti, ammesso che io non possa scegliere di fare altro per vivere, posso però scegliere come vivere e far sì che la strada in salita della motivazione si faccia più sopportabile. Come? Dando il giusto valore al tempo che spendiamo lavorando.<strong>Posso decidere di non essere vittima del mio destino, ma protagonista delle mie esperienze.</strong> Posso decidere di limitare, invece che allargare, l’influenza del mio lavoro sulla totalità della mia vita relegandolo al suo ruolo: fonte di reddito.</p>
<p>Non è facile, lo so, ma è un processo necessario se vogliamo conservare energie e volontà per ritagliarci altri spazi.</p>
<p>Se non posso affermare che &#8220;La mattina mi alzo dal letto felice di andare al lavoro, perché questo dà senso alla mia vita&#8221; posso però dire &#8220;<strong>Ogni giorno mi alzo per andare a guadagnare ciò che mi permette di vivere la vita che mi appartiene&#8221;.</strong></p>
<p>A fine giornata riuscire a chiudere la porta del lavoro, con tutte le difficoltà, i dispiaceri, i conflitti che si porta dietro, significa costruire una linea protettiva tra bisogni essenziali e bisogni più alti, quelli in cui ci riconosciamo come individui unici.</p>
<p>Il mio lavoro è solo il mio lavoro, io sono altro e posso fare altro per essere una persona più felice. Potremmo addirittura scoprire che quel lavoro ha anche qualcosa di buono. E nonostante non sia ciò che vorremmo, noi riusciamo comunque a dare qualcosa di personale e portarci a casa qualche soddisfazione.</p>
<p><strong>La strada verso il benessere passa sempre per la consapevolezza</strong> <strong>e spesso anche quella del benessere di chi ci sta vicino.</strong></p>
<p style="padding-left: 30px"><em>&#8220;Secondo un sondaggio condotto dalla società di servizi  per le risorse umane Kelly Service, su un campione di 5.500 lavoratori della penisola, il 69% spera di cambiare lavoro: se non proprio a breve, quanto meno entro cinque anni. &#8220;</em></p>
<p style="padding-left: 30px"><em>Fonte: La Repubblica </em></p>
<p><em>Se ci sono aspetti del tuo lavoro che ti piacerebbe approfondire scrivimi. Cercherò di rispondere attraverso il blog.</em></p>
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		<title>Pianificazione. Cosa è andato bene.</title>
		<link>http://www.studiocoach.it/blog/coaching/pianificazione-cosa-e-andato-bene/</link>
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		<pubDate>Wed, 30 Nov 2011 13:39:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carla Benedetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Coaching]]></category>

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		<description><![CDATA[Gli americani amano gli acronimi. Li usano molto, per facilitare la memorizzazione di concetti e schemi. Uno che mi piace particolarmente è WWW che sta per World Wide Web, ma anche per: What Went [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left"><img class="aligncenter" style="cursor: -webkit-zoom-in" src="http://www.copypaste.am/wp-content/uploads/2011/08/bigstockphoto_turn_back_time_10456.jpg" alt="" width="600" height="300" />Gli americani amano gli acronimi. Li usano molto, per facilitare la memorizzazione di concetti e schemi. Uno che mi piace particolarmente è WWW che sta per World Wide Web, ma anche per:</p>
<p style="text-align: left"><strong>What Went Well ? &#8211; Cosa è Andato Bene?</strong></p>
<p style="text-align: left">Qual è l’ultima volta che te lo sei chiesto? Soprattutto te lo chiedi mai?</p>
<p><strong>Alla fine della giornata facciamo sempre un resoconto,</strong> che sia ben redatto su un’agenda o spezzettato tra mille altri pensieri, prima o poi di solito ci diciamo qualcosa tipo:</p>
<ul>
<li>Non ho finito di…</li>
<li>Non ho più telefonato a…</li>
<li>Dovevo passare a…</li>
<li>Non ho consegnato il …</li>
<li>Pensavo di vedere&#8230;</li>
</ul>
<p><strong>Quante cose abbiamo lasciato in sospeso, quale scadenza abbiamo mancato?</strong></p>
<p>E’ possibile sì, che non tutta la lista di cose da fare nella giornata sia stata cancellata, ma cosa invece abbiamo fatto? Cosa siamo riusciti a portare a termine?</p>
<p><strong>Se soltanto ci fermassimo un momento a riflettere sui risultati, sui nostri piccoli e grandi successi, avremmo la sorpresa di scoprire quanto realmente abbiamo fatto.</strong> E questo, a differenza del pensare alla lista da completare, ci dà forza. Ci instilla un po’ di fiducia, ci regala un sorriso e la motivazione per affrontare una nuova giornata.</p>
<p>Ogni giorno quando prepari la tua lista di cose da fare, che ragionamento segui? Come ti prepari?</p>
<p>Nell’ultimo mese quante volte sei riuscita/o a portare a termine tutti i compiti che ti eri data/o?</p>
<ul>
<li>sempre</li>
<li>quasi sempre</li>
<li>raramente</li>
<li>mai</li>
</ul>
<p><strong>Rispondi alla domanda e avrai un’idea di come ti prepari a realizzare i tuoi obiettivi.</strong></p>
<p>1. Se riesci sempre a portare a termine la tua lista, c’è forse spazio per una sfida? C’è qualcosa che potresti sviluppare ulteriormente? O sei perfettamente in linea e soddisfatta/o?</p>
<p>2. Se quasi sempre riesci a finire, cosa potresti aggiustare? C’è qualcosa che ti sfugge?</p>
<p>3. Se raramente riesci a farlo, cosa significa? Ogni giorno la lista si allunga per colpa degli impegni che si accumulano e ti senti soffocare in uno stress insopportabile. Perché?</p>
<ul>
<li>Ti dai compiti troppo ambiziosi. Sei troppo ottimista.</li>
<li>Potresti fare tutto, ma ti manca la spinta giusta.</li>
<li>Non sai delegare.</li>
</ul>
<p>4. Se nell’ultimo mese non hai mai portato a termine i compiti di una giornata, hai decisamente qualcosa su cui lavorare.</p>
<p><strong>La preparazione è indispensabile.</strong> Saper distinguere tra ciò che è importante e ciò che è urgente è già una buona partenza.</p>
<p>Pianificare, conoscere le proprie risorse, essere flessibili, saper affrontare l’imprevisto e prendere decisioni appropriate, sono capacità di ognuno di noi che si possono sviluppare e migliorare.</p>
<p><strong>Pianificare significa sapere come usare il proprio tempo, prepararsi al meglio.</strong></p>
<p>Fallire nella preparazione è un po’ prepararsi a fallire. Vale quindi la pena regalarci qualche riflessione in più, un&#8217;analisi onesta delle nostre priorità e delle nostre risorse. Una volta in azione, entrare nel flusso senza farsi sopraffare dagli imprevisti, che ci sono sempre.</p>
<p><strong>Comunque vada la giornata, qualunque evento ci faccia saltare un programma, se sappiamo di aver ben pianificato, potremo riprendere la lista e sistemarla per il nuovo giorno, con serenità invece che con senso di frustrazione.</strong></p>
<p>Quindi la sera non dimenticare di domandarti o di domandare a chi ti sta vicino:</p>
<p>- Cosa è andato bene?-</p>
<p>Ci meritiamo sempre un pensiero positivo di fine giornata.</p>
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		<title>Cambiamento interiore o cambiamento esteriore?</title>
		<link>http://www.studiocoach.it/blog/news/cambiamento-interiore-o-cambiamento-esteriore/</link>
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		<pubDate>Tue, 22 Nov 2011 14:46:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carla Benedetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[News e attualità]]></category>

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		<description><![CDATA[Conosci qualcuno che abbia deciso all’improvviso di lasciare il proprio lavoro, magari anche un lavoro importante, di rivoluzionare la propria vita con le sue abitudini, impegni, regole, per ricominciare da capo? Qualcuno che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.studiocoach.it/wp-content/uploads/2011/11/cambiamento.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1986" src="http://www.studiocoach.it/wp-content/uploads/2011/11/cambiamento.jpg" alt="" width="275" height="183" /></a>Conosci qualcuno che abbia deciso all’improvviso di lasciare il proprio lavoro</strong>, magari anche un lavoro importante, di rivoluzionare la propria vita con le sue abitudini, impegni, regole, per ricominciare da capo? Qualcuno che abbia mollato tutto per inseguire il proprio sogno? A me è capitato di incontrare qualcuno che lo ha fatto, e io stessa mi ci sono trovata parecchi anni fa.</p>
<p>Ogni volta che mi raccontano storie simili mi viene un senso di liberazione, neanche fosse in gioco la mia di libertà. Quasi rivivessi quel senso di potenza che provavo quando partii per scoprire dove stava il mio cuore, dove avrei riconosciuto la mia storia.</p>
<p><strong>Oggi ho letto un articolo sull’esperienza di <a href="http://d.repubblica.it/argomenti/2011/11/19/news/vivere_meglio_e_risparmiare-634431/">Simone Perotti</a>,</strong> un uomo che ha abbandonato la vita agiata e frenetica a cui era abituato, per un’alternativa essenziale eppure più ricca.</p>
<p>Un altro, e ce ne sono sempre di più.</p>
<ul>
<li>Ma come funziona il cambiamento?</li>
<li>E’ sempre necessario un cambiamento esteriore radicale per seguire i propri sogni?</li>
<li>Oppure un cambiamento interiore ci porta comunque sulla strada giusta senza dover strappare contratti di lavoro, emigrare o dolorosamente divorziare?</li>
</ul>
<p>Dipende.</p>
<p><strong>Il ciclo del cambiamento passa per diverse fasi. Una, la più intensa, è la tempesta.</strong> Si chiama così quella fase in cui ci sentiamo destabilizzati e confusi. A volte dipende da un evento esterno, a volte siamo proprio noi a entrarci perché ci sentiamo in qualche modo fuori posto e costretti a fare i conti con ciò che abbiamo.</p>
<p><strong>La tempesta è un momento difficile da cui non vediamo l’ora di uscire.</strong> E’ però anche il momento in cui siamo portati a decidere. Restare lì sospesi nel vuoto? Tornare indietro verso una condizione frustrante e non soddisfacente? O andare avanti? Avanti dove?</p>
<p><strong>Di solito abbiamo un’idea abbastanza chiara di cosa non vogliamo, di cosa non ci piace. Più complesso è capire cosa vogliamo. Ancora di più, cosa siamo disposti a mettere in gioco per provarci. Giusto, provarci, perché il successo non è mai garantito.</strong></p>
<p>Per questo spesso è più facile restare dove si sta. Per quanto frustrante e triste è una condizione conosciuta che richiede sopportazione, rassegnazione, ma che non richiede di avventurarsi nel nuovo. Il nuovo che fa paura.</p>
<p><strong>Per cambiare ci vuole un po’ di coraggio e determinazione.</strong> Che si tratti di mollare tutto o semplicemente cominciare qualcosa, abbiamo bisogno di ascoltare ciò che siamo, prenderne consapevolezza, scoprire cosa sopportiamo e rivelare la nostra vera passione.</p>
<p><strong>La vita che viviamo è propria come vorremmo? Cosa vorremmo cambiare?</strong></p>
<p>Di cosa abbiamo bisogno per farlo?</p>
<p>E poi finalmente agire.</p>
<p><strong>E’ questo il cambiamento interiore.</strong> Arrivare a sapere chi siamo oggi, cosa vogliamo essere domani e scegliere di agire per diventarlo.</p>
<p>Se le condizioni in cui ci troviamo non ci permettono di spostarci, allora bisogna cambiarle. Come ha fatto Simone Perotti.</p>
<p><strong>La bella notizia è che spesso si tratta solo di qualche aggiustamento,</strong> e per qualcuno addirittura non serve neanche quello. Soltanto conoscendoci possiamo fare chiarezza. Potremmo scoprire che in fondo, la vita che viviamo va già bene così e cambiare significa semplicemente imparare ad apprezzarla.</p>
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		<title>Di quanti amici ho bisogno</title>
		<link>http://www.studiocoach.it/blog/coaching/di-quanti-amici-ho-bisogno/</link>
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		<pubDate>Mon, 14 Nov 2011 08:00:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carla Benedetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Coaching]]></category>

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		<description><![CDATA[Da un articolo di Wired.it il numero massimo di amici su Facebook è 150. Io sono a quota 100, da un po&#8217;. Quelli che frequentano Facebook, sanno che è una cifra patetica. Ho [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left"><a href="http://www.studiocoach.it/wp-content/uploads/2011/11/images-26.jpeg"><br />
</a><a href="http://www.studiocoach.it/wp-content/uploads/2011/11/images-fb.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1970" src="http://www.studiocoach.it/wp-content/uploads/2011/11/images-fb.jpg" alt="" width="366" height="138" /></a>Da un articolo di <a href="http://daily.wired.it/news/scienza/2011/10/28/quanti-amici-bisogno-dunbar-15255.html">Wired.it </a>il numero massimo di amici su Facebook è 150.</p>
<p style="text-align: left">Io sono a quota 100, da un po&#8217;.</p>
<p>Quelli che frequentano Facebook, sanno che è una cifra patetica. Ho &#8220;amici&#8221; che viaggiano su quote di 1200 e anche più di 2000. Tutti quelli che non frequentano FB non capiscono di cosa stia parlando e troveranno questo pensiero comunque patetico.</p>
<p><strong>Io, a essere sincera, sono orgogliosa dei miei 100. </strong>Intanto è un bel numero tondo, meno impressionante di 1000, ma decisamente più autorevole di 10.</p>
<p>Ci sono arrivata scremando, scegliendo, qualche volta lasciando andare.</p>
<p>Come si fa a lasciare andare? Basta un click, un doppio click di conferma e via. Si è liberato uno spazio. <strong>E&#8217; così facile lasciare andare un &#8220;amico&#8221;? </strong>Purtroppo su FB è così.</p>
<p>Certo c&#8217;è un momento in cui un piccolo senso di tradimento sembra prevalere. Quel momento di conflitto tra il primo click e la conferma di abbandono. Ma è un scelta da fare e va fatta. Mi consola sapere che quelli che hanno più di mille amici, neanche se ne accorgono.</p>
<p>Nello stesso modo qualcuno può lasciare andare me, e avrà le sue buone ragioni virtuali che io accetto e &#8220;condivido&#8221;. E&#8217; cinico ? No, è social networking consapevole. Potrebbe addirittura diventare una nicchia su cui specializzarsi.</p>
<p>Per ora mi occupo dei miei 100, una piccola tribù di persone interessanti. <strong>Ognuno di loro ha una passione, che seppure non sempre condivido, mi affascina.</strong></p>
<p>C&#8217;è chi posta notizie sul buon cibo: ricette, foto, eventi e dritte su dove andare a trovare cose gustose e prelibatezze in giro per l&#8217;Italia.</p>
<p>Chi si occupa di marketing, comunicazione, advertising. Loro mi fanno scoprire innumerevoli canali creativi e alternativi molto stimolanti e con effetti sorprendenti sulla mia stessa creatività.</p>
<p>Ho un&#8217;amica appassionata di musica che posta video con una costanza da maratoneta.  Non fosse per lei, quanti gruppi della scena musicale internazionale mi resterebbero oscuri.</p>
<p>Ho un amico critico cinematografico con una ironia insolita per un critico cinematografico, insolita in generale, che lascia recensioni poetiche miste a commenti politici piuttosto radicali. Anche questi devo dire scritti con una certa poesia.</p>
<p>Ho alcuni amici praticanti yoga kundalini che generosamente condividono mantra e spiritualità. La pratica quotidiana mi porterà all&#8217;eccellenza e loro di tanto in tanto me lo ricordano.</p>
<p>E poi ho i colleghi coach con cui scambio opinioni e riflessioni serie mescolate a ricercatezze dal web. Ogni tanto una pacca sulla spalla, che non guasta mai, qualche volta un silenzio, anche quello utile.</p>
<p><strong>Ho amici che commentano poco e poco si raccontano, altri grafomani che amano mostrare tutto di sé.</strong> Ho amici artisti, ho amici che a loro volta hanno amici curiosi, intelligenti e stravaganti.</p>
<p><strong>Ho solo 100 amici perché mi piace seguirli, altrimenti che senso ha. </strong>Fossero di più avrei bisogno di un tempo che non ho.</p>
<p><strong>Mi piace ricevere la conferma che il mondo è fatto anche di queste persone straordinarie, che non sono virtuali.</strong> Sono persone con un nome, una storia e storie da raccontare. E sono dappertutto, a ogni angolo della nostra vita. Bisogna solo guardare per vederle. Bisogna solo avere voglia di connettersi, anche con chi sembra diverso da noi, ma non per questo meno vicino.</p>
<p>La mia piccola tribù di 100 me lo ricorda ogni giorno e per questo mi piace seguirla.</p>
<p>E tu, di quanti amici hai bisogno?</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Come decidiamo cosa è utile per noi?</title>
		<link>http://www.studiocoach.it/blog/coaching/come-decidiamo-cosa-e-utile-per-noi/</link>
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		<pubDate>Mon, 07 Nov 2011 09:34:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carla Benedetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Coaching]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono tempo difficili, ma non per questo il mondo smette di girare. Giorni fa un cliente mi parlava delle sue aspettative e di come la proposta ricevuta da una certa società non lo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left"><a href="http://www.studiocoach.it/wp-content/uploads/2011/11/images-22.jpeg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1926" src="http://www.studiocoach.it/wp-content/uploads/2011/11/images-22.jpeg" alt="" width="350" height="194" /></a>Sono tempo difficili, ma non per questo il mondo smette di girare.</p>
<p style="text-align: left">Giorni fa un cliente mi parlava delle sue aspettative e di come la proposta ricevuta da una certa società non lo soddisfacesse affatto. Era un&#8217;occasione, ma lui non sapeva che farsene. Non c&#8217;era niente che potesse convincerlo ad accettare. Mi ha espresso i pensieri e le riflessioni fatte nei giorni precedenti, con apprensione e anche un certo fastidio. Come mai quella società avesse pensato a lui per quella posizione&#8230; la sua esperienza&#8230; i suoi successi&#8230; Non riusciva a pensare ad altro e questo lo rendeva più incerto e sfiduciato.</p>
<p><strong>Il mio cliente vuole spostarsi, vuole cambiare lavoro</strong> e sa che ogni mese che passa girando a vuoto è un mese strappato alla sua energia positiva. E allora come procedere?</p>
<p>La vita ci offre degli appuntamenti, alcuni utili e fondamentali, altri apparentemente meno utili. <strong>Un aspetto del talento è la capacità di riconoscere quali sono gli appuntamenti utili</strong> su cui puntare il proprio tesoretto di preparazione, impegno, desiderio, coraggio. Per farlo dobbiamo sapere cosa è utile per noi.</p>
<p>A volte purtroppo ci costruiamo una preparazione al negativo. Siamo cioè molto bravi a riconoscere gli appuntamenti meno importanti o addirittura dannosi, ma non sappiamo esattamente cosa stiamo cercando. Così quando si presenta un&#8217;occasione da poco,  invece di lasciare andare, stiamo. Che è un po&#8217; come focalizzarsi sul problema senza agire.</p>
<p>Ci si sente frustrati, amareggiati, incompresi, ma non si molla. E&#8217; un&#8217;occasione dopo tutto e prima di dire no, dobbiamo essere certi che sia proprio ciò che non vogliamo. E poiché molte energie sono spese nel definire e chiarirsi bene nei più piccoli dettagli quanto quell&#8217;appuntamento sia inutile, si rimane sospesi, senza più occhi capaci di vedere, ad aspettare che qualcosa o qualcuno ci liberi. Come in un film, in un sogno a occhi aperti.</p>
<p>Qualcuno, altro da noi. Il deus ex machina che riconosca le nostre potenzialità e ci aiuti a elevarci sopra la piccolezza del mondo. Perché in quei momenti il mondo è davvero piccolo per noi.</p>
<p>Funziona? No, non funziona.</p>
<p><strong>Se non si decide prima cosa stiamo cercando, diventa difficile e ancora più impegnativo capire se quello che troviamo andrà bene per noi. </strong></p>
<p>Cosa cerchiamo nel nuovo lavoro? Quali aspetti sono prioritari per noi?</p>
<ul>
<li>La retribuzione.</li>
<li>L&#8217;ambiente.</li>
<li>Il ruolo.</li>
<li>Il lavoro vero e proprio, i compiti.</li>
<li>La possibilità di fare carriera.</li>
<li>La distanza.</li>
<li>Il tempo che ci rimane a disposizione per la famiglia.</li>
</ul>
<p>Le strade possibili sono diverse, sta a noi percorrere quella più giusta, senza giudizio. Perché se quella determinata posizione non è adatta a noi, potrebbe esserlo per altri. <strong>La decisione serena è una decisione presa sulla base di idee chiare.</strong></p>
<p>Visto che siamo responsabili delle nostre scelte, tanto vale scegliere bene, che nessun altro può farlo per noi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Mashape e l&#8217;Italia che vuole cambiare</title>
		<link>http://www.studiocoach.it/blog/news/mashape-e-litalia-che-vuole-cambiare/</link>
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		<pubDate>Thu, 08 Sep 2011 12:47:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carla Benedetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[News e attualità]]></category>

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		<description><![CDATA[Questa mattina ho letto una nota su Facebook, attraverso una condivisione. A volte i socialnetwork fanno il loro lavoro. Una nota molto interessante e appassionata. Ho avuto il desiderio di rispondere, ma un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.studiocoach.it/wp-content/uploads/2011/09/mashape-logo.png"><img class="alignleft size-full wp-image-1726" src="http://www.studiocoach.it/wp-content/uploads/2011/09/mashape-logo.png" alt="" width="175" height="40" /></a><a href="http://www.studiocoach.it/wp-content/uploads/2011/09/mashape-logo.png"><br />
</a>Questa mattina ho letto una nota su Facebook, attraverso una condivisione. A volte i socialnetwork fanno il loro lavoro. Una nota molto interessante e appassionata. Ho avuto il desiderio di rispondere, ma un commento adeguato non aveva spazio in poche righe. Così ospito la nota di Fabrizio nel mio blog e rispondo da qui.</p>
<p>La <a href="http://www.facebook.com/notes/fabrizio-capobianco/la-silicon-valley-in-italia-si-avvicina/10150319338194433">nota</a> di <a href="http://www.facebook.com/fabrizio.capobianco">Fabrizio</a> Capobianco</p>
<p><em>Se non riesci ad aprire il link, il testo è in fondo all&#8217;articolo</em></p>
<p>Il mio commento:</p>
<p>Buongiorno Fabrizio, non ti conosco, ma il tuo entusiasmo è stato davvero contagioso. Il tema che tratti è molto interessante e un tema che sento particolarmente vicino. L’innovazione e la nostra capacità di starci dentro.</p>
<p>Credo sia importante mantenere sempre uno sguardo d’insieme, poiché la realtà è complessa e fortunatamente ricca di sfaccettature.</p>
<p>I giovanissimi di Mashape sono stati davvero in gamba, innovatori visionari e laggiù lo hanno capito. Sono state premiate l’idea, la tenacia, la preparazione, la volontà, ma soprattutto, come ha detto una ragazza che passava di lì, le <em>persone</em>. Complimenti e speriamo tutti che si apra davvero la strada a un trend italiano. Sarà questo  il nuovo made in Italy? Chissà.</p>
<p>Una cosa però va ricordata, Silicon Valley riceve tutti e per una start up che ce la fa ce ne sono altre mille forse più, che non lasciano il garage da dove sono partite. Va detto, altrimenti rischiamo di creare un esercito di giovani talenti il cui unico sogno, l’unica possibilità di farcela è farsi venire un’idea per una start up appetibile. E se l&#8217;idea non funziona?</p>
<p>No, non è e non può essere l’unica strada. Il mondo non è fatto di solo software, ma anche di hardware e di mani che costruiscono e di persone la cui passione è antica, come la musica o l’arte, la scuola, o la vigna. Il mondo è fatto anche di persone che non hanno la fortuna di coltivarla la propria passione o addiritttura di conoscerla. Il mondo va avanti anche grazie a roba vecchia e a lavori che con l’innovazione non hanno molto a che fare, ma che certamente possono giovarne. L’innovazione ha senso perché esiste qualcosa da innovare.</p>
<p>A nord di San Francisco c’è un’altra valle famosa, Napa Valley. E’ famosa per I vigneti e per il vino che vi si produce con metodi innovativi lavorando con vitigni internazionali. Autoctono non è una parola del loro vocabolario. A Napa l’innovazione compensa la mancanza di tradizione, ma nonostante la popolarità, la mano d’opera messicana e il grande mercato interno, nessun vino californiano raggiungerà mai un Barolo di Mascarello. Applaudo al successo dell&#8217;impresa, ma non al tasting. Io la vedo così.</p>
<p>Esiste anche la roba antica e l’Italia ne è la culla. E la roba antica è fatta anche da persone il cui sogno è quello di vivere semplicemente una vita dignitosa a casa propria. Queste persone meritano di essere guardate con cautela.</p>
<p>La questione non è se è giusto che scioperino, se noi faremmo la stessa cosa. Potremmo discuterne per ore e non sarebbero ore ben spese. Ascoltare di solito è un&#8217;opzione migliore. La questione io penso sia da un&#8217;altra parte: cosa li ha portati a questo? Cosa poteva impedire che succedesse? Non credo ci siano bambini che da grandi vogliono fare gli scioperi. No, i sogni dei bambini sono molto più belli.</p>
<p>Il mondo è complesso ed esistono tanti punti di vista, saperli ascoltare è un talento, di questi tempi decisamente innovativo. Il riconoscimento del valore di ognuno, dell’unicità di ognuno è ciò che rende una società potenzialmente di successo. Questo nel nostro paese ora non succede. Ma l&#8217;innovazione e il cambiamento passano anche da qui e in tanti modi. Non solo occupandosi del proprio successo, ma anche di quello degli altri, in tutte le sue forme. La soluzione non può essere: sedetevi tutti al computer e fatevi venire un&#8217;idea. La soluzione è un altro sogno: Che le persone siano nelle condizioni di sviluppare il proprio talento e di credere nella possibilità di essere se stessi. Ogni essere umano desidera realizzarsi. Come, non sta a noi dirlo. Crederci e lavorare per questo è possibile e deve esserlo anche nel nostro paese. L&#8217;unica rivoluzione possibile per cambiare davvero il mondo parte da ognuno di noi.</p>
<p>Un caro saluto.</p>
<p>Carla</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;</p>
<p>Ci sono giorni in cui succedono cose cosi&#8217; diverse che fanno a pugni.  Da una parte dell&#8217;oceano c&#8217;e&#8217; chi va in piazza per fare &#8220;qualcosa di concreto&#8221; (pescato da un commento su Facebook), si strappa le vesti come in Grecia senza mai fare autocritica (e&#8217; colpa di chi governa, e non li ho scelti io, ci fossimo noi l&#8217;economia andrebbe alla grande), blocca i trasporti di tanta gente che sta soffrendo tanto e piu&#8217; di loro, e come risultato ottiene solo di abbassare la produttivita&#8217; delle aziende per cui lavora (che non c&#8217;entrano un cappero) e di tutto il paese.  Dall&#8217;altra parte dell&#8217;oceano, tre ragazzini in fuga dall&#8217;Italia annunciano <a href="http://gigaom.com/cloud/api-market-mashape-raises-1-5m-seed-from-mega-investors/">il loro round di $1.5M da mega investitori</a> (come dice GigaOm), alla faccia di tutti quelli che gli dicevano &#8221;vi aspettiamo fra un anno e poi vediamo&#8221;. Infatti, eccoci qui. Un anno dopo esatto, e non pensiate sia un caso. Il 6 Settembre 2010 Augusto ha scritto la sua lettera all&#8217;Italia. Se avete voglia, guardatevi <a href="http://www.siliconvalleyitalia.com/2010/09/litalia-che-vuole-cambiare.html">il mio post di un anno fa</a>. Si intitolava &#8220;L&#8217;Italia che vuole cambiare&#8221;. Nonostante tutto, nonostante tutti. 365 giorni dopo, si presenta con una lista di investitori che farebbe invidia a qualunque startup in Silicon Valley. L&#8217;Italia che vuole cambiare, le cose le cambia veramente.  I ragazzi di Mashape sono venuti qui senza conoscere nessuno, senza papa&#8217; e raccomandazioni, scrivendo codice di giorno e di notte, facendo networking a tutte le ore, week-end compresi. Hanno preso qualche soldo da amici e conoscenti, per tirare avanti a t-shirt dei Giants tarocche. Sono riusciti perfino a convincere me a investire, dopo avermi fatto giocare con le loro API.  Un anno dopo li premiano NEA, uno dei top 5 VC al mondo (3com, TiVo, Macromedia, Salesforce.com, &#8230;), Index, il miglior fondo Europeo (Skype), i fondi di Jeff Bezos (Amazon) e Eric Schmidt (Google). Una lista incredibile, credetemi. Io me la sogno.  E&#8217; una grandissima conferma per il software italiano. Vuol dire che siamo arrivati. Che possiamo giocarcela. I Venture Capital di primo livello (Tier-1) scommettono su software scritto da Italiani. Scommettono sull&#8217;Italia. Ci credono loro, direi che ci possiamo credere anche noi.  Da oggi non sono piu&#8217; il solo Italiano con software Italiano ad aver preso soldi da VC in Silicon Valley. Siamo in due. Uno e&#8217; un caso. Due e&#8217; una conferma. Tre e&#8217; un trend (e spero di arrivarci entro fine anno).  A quelli che scioperano, un invito: andate a casa, accendete il computer, cominciate a creare qualcosa di grande, cambiate il mondo. La globalizzazione e&#8217; un&#8217;opportunita&#8217; straordinaria. Non c&#8217;e&#8217; neanche bisogno di venire in Silicon Valley, si puo&#8217; fare anche dall&#8217;Italia (vedi musiXmatch, Balsamiq, CrowdEngineering e tanti altri).  E&#8217; ora di innovare, di creare. La Silicon Valley in Italia si avvicina. Oggi e&#8217; un grande giorno. Quasi quasi vado in piazza a Palo Alto e lo urlo al mondo.</p>
<p>Fabrizio Capobianco</p>
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		<title>Marketing piccole grandi idee</title>
		<link>http://www.studiocoach.it/blog/libri-pubblicazioni/marketing-piccole-grandi-idee/</link>
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		<pubDate>Tue, 30 Aug 2011 13:27:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carla Benedetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri e pubblicazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Qualunque attività ha bisogno di marketing e qualunque individuo ha bisogno del suo brand per farsi conoscere, per comunicare i propri progetti, per raccontare la propria unicità. Non tenerne conto è una possibilità, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.studiocoach.it/wp-content/uploads/2011/08/Studio-Coach-Marketing.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1705" src="http://www.studiocoach.it/wp-content/uploads/2011/08/Studio-Coach-Marketing.jpg" alt="" width="200" height="298" /></a><a href="http://www.studiocoach.it/wp-content/uploads/2011/08/Studio-Coach-Marketing.jpg"><br />
</a>Qualunque attività ha bisogno di marketing e qualunque individuo ha bisogno del suo brand per farsi conoscere, per comunicare i propri progetti, per raccontare la propria unicità. Non tenerne conto è una possibilità, ma il guaio è che facciamo personal branding comunque ogni volta che comunichiamo, che ci relazioniamo, attraverso i nostri comportamenti, la nostra immagine, anche attraverso i post su facebook. E allora farlo consapevolmente potrebbe essere un’idea migliore. Avere la consapevolezza di cosa raccontiamo di noi, è un primo passo verso una comunicazione efficace.</p>
<p>E a questo proposito vi voglio parlare di un piccolo libro (solo nelle dimensioni) di marketing che mi è capitato tra le mani. Succede così, a volte grazie a un articolo, a un suggerimento, o a uno scaffale disordinato in libreria, si trovano testi curiosi, interessanti, qualche volta anche utili. E&#8217; un libro di qualche anno fa, ma sempre interessante.</p>
<p>“Mandategli un calzino solo” di Stan Rapp e Thomas L. Collins. &#8211; Il Sole 24 ore</p>
<p>66 idee semplici per creare un business di successo… o per risollevarlo un po’ aggiungo io. Idee incredibilmente semplici che funzionano. Ognuno può trovare qualcosa d’interessante da adattare a sé o alla propria attività. Anche solo leggerlo stimola la creatività e la voglia di avere un’idea, la 67ma.</p>
<p>Un’idea semplice a volte può essere davvero efficace e di grande impatto, un’idea che ci fa dire: geniale! con un sorriso compiaciuto, neanche fosse stata la nostra.</p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.studiocoach.it/wp-content/uploads/2011/08/Studio-Coach-Fedex.jpg"><br />
</a><a href="http://www.studiocoach.it/wp-content/uploads/2011/08/Studio-Coach-Fedex.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-1708" src="http://www.studiocoach.it/wp-content/uploads/2011/08/Studio-Coach-Fedex-1024x682.jpg" alt="" width="524" height="350" /></a></p>
<p style="text-align: left"><a href="http://about.van.fedex.com/our_company/advertising/brand">FedEx</a> campaign</p>
<p style="text-align: left">Creative director Rodrigo Almeida</p>
<p style="text-align: left">Agency DDB</p>
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		<title>Il Coaching Networking Weekend</title>
		<link>http://www.studiocoach.it/blog/news/il-coaching-networking-weekend/</link>
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		<pubDate>Mon, 25 Jul 2011 10:38:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carla Benedetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[News e attualità]]></category>

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		<description><![CDATA[A Bologna si è svolto il sesto Coaching Networking Weekend organizzato da ICF Italia, l’associazione Italiana di coach professionisti, chapter italiano di ICF Global (International Coach Federation). Non ho partecipato ai precedenti  e quindi non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.studiocoach.it/blog/news/il-coaching-networking-weekend/attachment/cnw/" rel="attachment wp-att-1575"><img class="alignleft size-medium wp-image-1575" src="http://www.studiocoach.it/wp-content/uploads/2011/07/CNW-300x224.jpg" alt="" width="281" height="216" /></a><span style="color: #333333">A Bologna si è svolto il sesto Coaching Networking Weekend</span><br />
<span style="color: #333333"> organizzato da ICF Italia, l’associazione Italiana di coach professionisti,</span><br />
<span style="color: #333333"> chapter italiano di ICF Global (International Coach Federation). Non ho partecipato ai precedenti  e quindi non sapevo cosa aspettarmi.</span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="color: #333333">E’ stata un’esperienza entusiasmante che ha dato a tutti una</span><br />
<span style="color: #333333"> grande carica e il piacere di incontrarsi, di confrontarsi e impegnarsi per</span><br />
<span style="color: #333333"> un comunità che possa davvero sostenersi e crescere, di  fare networking insomma. Una parola tanto usata per descrivere dinamiche di relazione che spesso si riducono allo scambio</span><br />
<span style="color: #333333"> di biglietti da visita o alla promozione dei propri prodotti o servizi. A Bologna è successo qualcosa che credo fosse una necessità sentita da tanti di noi. C’era il sincero desiderio di ognuno di dare un contributo  e il piacere finalmente di ascoltare. Aggiungo un pensiero che ho già condiviso con altri colleghi coach.</span></p>
<p><span style="color: #333333">&#8220;Tornando a casa da Bologna mi sono chiesta se il  nostro desiderio di ritrovarsi, di fare bene, di condividere e arricchirsi sia solo nostro o se non sia un sentire comune a tante persone in questo periodo particolare  in cui tutto sembra volgere a un cambiamento. Un periodo in cui gli individui  hanno riscoperto l&#8217;importanza degli altri e di quanto l&#8217;impegno di ognuno possa dare alla comunità. L&#8217;importanza della comunità e dell&#8217;esserci.</span></p>
<p><span style="color: #333333">Come coach abbiamo il privilegio di essere dentro il CAMBIAMENTO di riconoscerlo e soprattutto di sostenerlo. Un privilegio e un impegno da portare avanti giorno per giorno affinché tutto quello che abbiamo trovato nel CWE 2011 possa servire non solo a noi ma anche a coloro che ci sono vicini e oltre.&#8221;</span></p>
<p><span style="color: #333333">Il desiderio di ritrovare il senso di appartenenza mi sembra molto forte. Saper veicolare questa potente energia in progetti positivi sarà una bella avventura.</span></p>
<p><span style="color: #333333">Noi siamo anche gli altri. Sempre noi, solo da un altro punto di vista</span></p>
<p><span style="color: #333333"><iframe title="YouTube video player" class="youtube-player" type="text/html" width="500" height="300" src="http://www.youtube.com/embed/mcDQ7C0wicM" frameborder="0" allowFullScreen="true"> </iframe></span></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Un vero coach. Intervista al maestro Sir Whitmore</title>
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		<pubDate>Wed, 18 May 2011 09:59:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carla Benedetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Coaching]]></category>

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		<description><![CDATA[Ad Aprile al &#8220;Forum delle Eccellenze&#8221; tra gli ospiti speaker c&#8217;era anche Sir John Whitmore colui che ha portato il Coaching dallo sport nel mondo del lavoro. Una persona da circa 30 anni impegnata [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left"><a href="http://www.studiocoach.it/blog/coaching/un-vero-coach-il-maestro/attachment/con-sir-jw-al-forum-eccellenze-apr-2011piccola-2/" rel="attachment wp-att-1431"><img class="size-medium wp-image-1431 aligncenter" src="http://www.studiocoach.it/wp-content/uploads/2011/05/Con-Sir-JW-al-Forum-Eccellenze-Apr-2011piccola1-300x228.jpg" alt="" width="400" height="300" /></a>Ad Aprile al &#8220;Forum delle Eccellenze&#8221; tra gli ospiti speaker c&#8217;era anche <strong>Sir John Whitmore colui che ha portato il Coaching dallo sport nel mondo del lavoro.</strong> Una persona da circa 30 anni impegnata nella ricerca e nello studio delle applicazioni di questo metodo straordinario per la crescita personale, non solo nel lavoro, ma in tutti gli aspetti della vita. Insomma un maestro.</p>
<p style="text-align: left">Qualche giorno prima Andrea Genovese mi chiama e mi dice: &#8220;Ho organizzato un&#8217;intervista per <a href="http://www.windbusinessfactor.it">WBF</a>. Andiamo a intervistare Whitmore, ti va?.&#8221; Certo, ci sono.</p>
<p>Ero molto emozionata, l&#8217;dea di incontrarlo dopo il suo intervento e fargli delle domande sensate e utili mi agitava un po&#8217;. Sono arrivata con il suo libro &#8220;Coaching&#8221; nella borsa. La vecchia edizione, quella su cui ho iniziato i miei studi. Ho bevuto mezzo litro di acqua per paura che mi si intrecciasse la lingua e il mio inglese diventasse incomprensibile.</p>
<p>Al volo ho messo giù una scaletta di domande. Quello che interessava ad Andrea, quello che volevo chiedere io, lasciando spazio all&#8217;improvvisazione nello spirito &#8220;del qui e ora&#8221;. Poi sono entrata in stato, come si dice, e sono partita. Sir JW mi ha sorriso, tutto è andato liscio.</p>
<p><strong>E&#8217; stata un&#8217;intervista rilassata, empatica e attenta. Una vera lezione.</strong> Non solo per le informazioni e i chiarimenti che ne abbiamo ricavato, ma per la disponibilità, la generosità, il rispetto ricevuti da un coach formatore che la regina Elisabetta ha onorato con il titolo di Sir per il suo contributo alla cultura del Regno Unito.</p>
<p>In quegli otto minuti ho avuto un&#8217;alta dimostrazione di cosa deve essere un coach. Un professionista capace di ascoltare, di accompagnare le persone verso i propri obiettivi, ma anche una persona che conosce la coerenza tra i propri insegnamenti e la pratica quotidiana. Una persona che crede fino in fondo ai principi espressi e li mette in pratica sempre. <strong>Parlare di Coaching è importante, ma senza l&#8217;etica che lo accompagna, rimane poco.</strong> L&#8217;allenamento è anche questo: dare valore alle parole attraverso comportamenti coerenti.</p>
<p>Qui c&#8217;è l&#8217;intervista con il montaggio finale curato dai ragazzi di <a href="http://www.theblogtv.it/">TheBlogTV</a>, una copia dell&#8217; originale la conservo nella cartella delle cose che contano, insieme alla sua dedica sul mio vecchio libro. Grazie Sir John e grazie Andrea per aver condiviso questa opportunità.</p>
<p><iframe title="YouTube video player" class="youtube-player" type="text/html" width="600" height="400" src="http://www.youtube.com/embed/xzz9qhBc8-s" frameborder="0" allowFullScreen="true"> </iframe></p>
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		<title>Un coach in città/1</title>
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		<pubDate>Wed, 04 May 2011 13:31:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carla Benedetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Coaching]]></category>

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		<description><![CDATA[L’ascolto è la chiave. Ho già avuto modo di parlarne in un altro post. L’ascolto può aiutare sia nel lavoro a sostenere i collaboratori, a migliorare le relazioni tra colleghi, a facilitare il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.studiocoach.it/wp-content/uploads/2011/05/borse.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1406" src="http://www.studiocoach.it/wp-content/uploads/2011/05/borse.jpg" alt="" width="213" height="160" /></a><a href="http://www.studiocoach.it/blog/coaching/un-coach-in-citta1/attachment/borse/" rel="attachment wp-att-1406"><br />
</a>L’ascolto è la chiave. Ho già avuto modo di parlarne in un altro post. L’ascolto può aiutare sia nel lavoro a sostenere i collaboratori, a migliorare le relazioni tra colleghi, a facilitare il proprio allineamento ai valori e direttive aziendali, sia nelle relazioni più personali. Se per tutti l’ascolto è uno strumento di avvicinamento e quindi facilitatore nelle relazioni, per un coach è anche una competenza fondamentale. Un coach che non ascolta, fa un altro lavoro.</p>
<p>Ma un coach è coach sempre e allora mi sono detta perché non “ascoltare” anche fuori delle sessioni di coaching, fuori delle relazioni personali e avventurarsi in conversazioni casuali in città annotando quanto di ricco e di straordinario è lì a portata di tutti se solo volessimo porvi un po’di attenzione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Gli artigiani stanno scomparendo?</em></p>
<p>Oggi ho incontrato Federico, uno straordinario artigiano del cuoio. Federico tratta il cuoio con amore, rispetto, e grande talento. Ha la straordinaria capacità di unire tradizione scrupolosa e cura dei dettagli a creatività e anche un pizzico di snobismo d’artista. Conosco il suo negozio da tanto tempo, ma solo questa mattina mi sono decisa a entrare attratta da alcuni lavori esposti in vetrina. Ho scelto una cintura e da lì abbiamo iniziato a chiacchierare, a dire il vero io ho iniziato a fare domande. Forse non tutte domande potenti, ma certamente curiose.</p>
<p>I suoi lavori sono pezzi unici da cui fa fatica a separarsi, tanto che se il cliente non gli è simpatico rifiuta anche di vendere. Io ho avuto fortuna, gli sono sembrata un cliente affidabile e ho avuto il privilegio di conoscere un po’ il suo lavoro. Per un tempo lungo per una pausa, ma sicuramente breve della mia giornata, Federico mi ha lasciato entrare nel suo mondo, mi ha raccontato come lavora, qualche aneddoto, mi ha mostrato pezzi antichi che conserva in bottega.</p>
<p>Una bottega del “lusso”, dove il lusso di Federico è la capacità di sentirsi ricco sempre, la libertà di saper lavorare divertendosi e per chi vi entra, quello di poter apprezzare oggetti senza tempo, e magari regalarsi anche una piccola cintura.</p>
<p>Mi sono chiesta come mai sono così poche le botteghe come la sua, che sono una ricchezza per tutti. Ce ne saranno altre un giorno o tutto finirà? Mi ha detto che adesso cominciano ad avvicinarsi ragazzi che chiedono di imparare.</p>
<p>Ragazzi usciti dall’università, altri che già lavorano, ma cercano qualcosa che li gratifichi, che li faccia sentire capaci di creare e di farsi apprezzare per il proprio lavoro. Ragazzi che hanno capito che l’innovazione qualche volta passa anche per la tradizione.<br />
Ci sarà una nuova generazione di grandi artigiani? Sarebbe bello.</p>
<p>Leggi anche:</p>
<p><a href="http://www.studiocoach.it/blog/coaching/un-coach-in-citta1/attachment/saper-ascoltare-col-coaching-220x116-2/" rel="attachment wp-att-1391"><img class="alignleft size-full wp-image-1391" src="http://www.studiocoach.it/wp-content/uploads/2011/05/Saper-ascoltare-col-coaching-220x1161.jpg" alt="" width="145" height="76" /></a> <a href="http://www.studiocoach.it/blog/coaching/saper-ascoltare-col-coaching/">saper ascoltare</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>I vostri scritti per il Coaching</title>
		<link>http://www.studiocoach.it/blog/coaching/i-vostri-scritti-per-il-coaching/</link>
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		<pubDate>Thu, 31 Mar 2011 13:53:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carla Benedetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Coaching]]></category>

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		<description><![CDATA[Come dico sempre la condivisione è importante e utile. Per questo invito gli amici di Studio Coach a inviare contributi, racconti, esperienze. Ho il piacere di inserire nel blog l&#8217;esperienza di Fabio, così [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.studiocoach.it/blog/coaching/i-vostri-scritti-per-il-coaching/attachment/insegui-il-pesce/" rel="attachment wp-att-1215"><img class="alignleft size-full wp-image-1215" src="http://www.studiocoach.it/wp-content/uploads/2011/03/insegui-il-pesce.jpg" alt="" width="242" height="158" /></a>Come dico sempre la condivisione è importante e utile. Per questo invito gli amici di Studio Coach a inviare contributi, racconti, esperienze.</p>
<p>Ho il piacere di inserire nel blog l&#8217;esperienza di Fabio, così come l&#8217;ha raccontata a me attraverso un breve racconto.</p>
<p>Chissà che anche tu non ci trovi qualcosa che ti appartiene.</p>
<p><strong>&#8220;C&#8217;è un disoccupato over 40, un pesce e un corso di formazione&#8230;.. &#8221; di Fabio P.</strong></p>
<p>Ma questa è una storia che non fa ridere perchè quando si è disoccupati over 40 per ricollocarsi le si provano tutte. Ad esempio frequentare corsi di formazione per rendersi più appetibili. Per colmare un gap che il più delle volte è solo immaginario. A meno che il corso non trasferisca una competenza indispensabile per svolgere una determinata professione effettivamente richiesta dal mercato del lavoro e quindi sia mirato, spesso la faccenda rischia di diventare un pericoloso gioco di attese, appostamenti, rinunce, cambi di rotta che non porta a nulla.</p>
<p>Anzi no, questo non è del tutto vero. Porta aspettative deluse, ansie, stress, frustrazione.</p>
<p>Un po&#8217; come inseguire un pesce durante una battuta di pesca subacquea. Metafora incomprensibile? State a sentire. A 18 anni mi immergo con muta, maschera, pinne e fucile subacqueo tra le scogliere di Ponza. Mi adagio sul fondale dietro uno scoglio, immobile come un relitto e aspetto. Avvisto una preda: un bel pesce, forse una cernia. Mi osserva incuriosita ma finchè non si mette orizzontale non posso sparare. Ho un colpo solo e il bersaglio non garantisce successo. L&#8217;obiettivo si muove e lo seguo pinneggiando lentamente, con il braccio teso e la fiocina puntata. Si mette di tre quarti, bersaglio accettabile, via la sicura, sto per tirare il grilletto ma si infila in una tana. La vedo, ma il colpo è impossibile. Rinuncio e aspetto. Esce da un&#8217;apertura laterale. Riprendo l&#8217;inseguimento. Stavolta decido di sparare appena l&#8217;avrò a tiro. E invece le contrazione diaframmatiche mi ricordano che sono sotto da più di un minuto. Risalgo di corsa con i polmoni che scoppiano e le orecchie che soffrono. La mezz&#8217;ora successiva la passo abbracciato alla boa di segnalazione tremante come una foglia. Nessuno a parte me e quel pesce ha mai saputo che ci stavo lasciando la pelle per cercare il tiro giusto. Almeno fino ad oggi.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>La Coaching Week 2011</title>
		<link>http://www.studiocoach.it/blog/news/la-coaching-week-2011/</link>
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		<pubDate>Mon, 07 Feb 2011 10:43:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carla Benedetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[News e attualità]]></category>

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		<description><![CDATA[Anche quest’anno l’International Coach Federation indice in tutto il mondo la Coaching Week, una settimana dedicata a far conoscere le potenzialità offerte da questa professione. In Italia il programma 2011 comprende 80 eventi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-994" href="http://www.studiocoach.it/blog/news/la-coaching-week-2011/attachment/cw-3/"><img class="alignleft size-medium wp-image-994" src="http://www.studiocoach.it/wp-content/uploads/2011/02/CW2-300x82.png" alt="" width="300" height="82" /></a></p>
<p>Anche quest’anno l’<strong>International Coach Federation</strong> indice in tutto il  mondo la Coaching Week, una settimana dedicata a far conoscere le  potenzialità offerte da questa professione.</p>
<p>In Italia il programma 2011 comprende 80 eventi (seminari, workshop,  conferenze, sessioni) realizzati su tutto il territorio nazionale anche  grazie alla determinazione di 60 coach e alla collaborazione di 35  partner (istituzioni, enti, associazioni, università).</p>
<p>Dal coaching sportivo al life e business coaching, l’agenda di  quest’anno è particolarmente ricca di spunti innovativi sia per chi si  vuole avvicinare al coaching approfondendo il metodo, gli strumenti e le  potenzialità, sia per i coach già qualificati che invece desiderano  conoscere nuove pratiche e ambiti di applicazione.</p>
<p>Per l’interesse e la varietà dei temi trattati durante gli eventi, gli  organizzatori prevedono la partecipazione di circa 1500 ospiti.</p>
<p>“La professione di coach è in forte espansione nel nostro paese, sia in  termini di domanda sia in termini di offerta, come dimostra anche  l’interesse manifestato da chi sta aderendo alla Coaching Week”,  commenta Daniele Bevilacqua, presidente ICF Italia dal 1 gennaio di  quest’anno. “Per questo gli obiettivi fondamentali della nostra  associazione, e quindi di tutte le iniziative legati alla sua  promozione, sono di accrescere la conoscenza della professione di coach,  garantire elevati standard di professionalità ed etica, migliorare le  capacità professionali dei soci, anche grazie alle possibilità offerte  dalla nostra rete, e rafforzare la credibilità di ICF Italia e dei  professionisti con credenziali ICF Global che ne fanno parte”.</p>
<p>Da un articolo del Sole 24 Ore- Job 24 di Cristina Casadei del 09 feb 2011</p>
<p><strong>Inchiesta &#8211; Le frontiere della Formazione / 2</strong></p>
<p><strong>Così il coaching cresce in Italia</strong></p>
<p>&#8220;Attivi già 800 professionisti ma è previsto un incremento del 28%</p>
<p>Migliorare  le strategie di business management, aumentare l&#8217;autostima e la fiducia  in se stessi, espandere opportunità di carriera, gestire in modo  equilibrato lavoro e vita privata, ottimizzare prestazioni individuali e  di gruppo. Con la crisi il coaching ha cambiato pelle ed è diventato  sempre più orientato al business, ma anche sempre più conosciuto e  diffuso. E viene utilizzato anche internamente. Così nelle grandi  realtà, da Google a Vodafone, da Poste italiane a Fastweb, da Ibm a  L&#8217;Oreal fino ad arrivare a Birra Peroni, si stanno creando anche delle  reti di coach interni.<br />
La ricerca<br />
A spiegare come è cambiata la  professione dei &#8220;consiglieri del principe&#8221; è una ricerca  dell&#8217;International coach federation, fatta in collaborazione con  Pricewaterhousecoopers, che ha coinvolto complessivamente 15mila persone  in 20 paesi di Africa, Asia, Europa, Nord America e Sud America. In  Italia, in particolare, sono state coinvolte 750 persone.<br />
Il giro d&#8217;affari<br />
A  non cambiare, per ora, è stato il giro d&#8217;affari che a livello globale,  come spiega Giovanna D&#8217;Alessio, immediate past president della  International coach federation, «negli ultimi due anni aveva rallentato  la sua crescita, ma quest&#8217;anno, secondo le nostre previsioni, tornerà a  crescere del 20%. I membri della federazione sono oltre 17mila, in oltre  100 paesi». Nel caso italiano il giro d&#8217;affari si attesta stabilmente  intorno ai 15 milioni di euro. Aumentano però i professionisti. Gli  iscritti a Icf sono passati dai 250 del 2008 ai 400 di oggi, ma a fare  questo lavoro sono almeno in 800 in Italia. E la rete si sta espandendo  sempre di più. Il potenziale di espansione del coaching è molto elevato,  intorno al 30%: a livello globale, infatti, ha detto che vorrebbe fare  coaching il 33% degli intervistati della ricerca Icf-Pwc, mentre in  Italia questo dato si ferma al 28%. Daniele Bevilacqua, che è il  presidente di Icf Italia, racconta di aver ricevuto da molte grandi  aziende italiane richieste per iscrivere alla federazione la loro rete  di internal coach. Ma racconta anche, solo per fare un esempio, di  un&#8217;esperienza fatta nell&#8217;ultimo anno, all&#8217;interno di un&#8217;azienda che ha  dovuto affrontare tagli importanti tra i manager. «Lascio immaginare  quale fosse il clima che si era venuto a creare tra chi è rimasto, con  il dubbio di poter prima o poi rientrare tra i tagli», dice. E l&#8217;utilità  quindi, tra gli altri interventi, anche del coaching.<br />
La conoscenza<br />
I risultati globali dimostrano che oltre la metà dei partecipanti ha  una conoscenza del coaching e ne sa dare anche una definizione corretta.  E, a sorpresa, «è proprio l&#8217;Italia uno dei paesi dove sono state  registrate percentuali significative e dove viene attribuito un ruolo  molto importante alle certificazioni e alle credenziali dei coach  professionisti», spiega Giovanna D&#8217;Alessio, immediate past president.  Premesso che non si tratta di una professione per giovani perché  riguardando un&#8217;attività che viene svolta prevalentemente con il top  management solo un&#8217;esperienza lunga e ad altissimo livello rappresenta  la base per avere credibilità, esistono scuole che fanno formazione e  che sono accreditate per farne: l&#8217;elenco si può trovare sul sito di Icf a  cui viene attribuito, soprattutto in Italia, un ruolo forte nel  controllo dell&#8217;accesso alla professione.<br />
La federazione<br />
Secondo la ricerca Icf-Pwc nel nostro paese il 26% delle persone  intervistate dichiara di avere una discreta conoscenza del business  coaching, oltre che della federazione e del suo ruolo istituzionale. A  questo proposito, gli italiani ritengono fondamentale l&#8217;attività di Icf  nello stabilire e mantenere standard professionali elevati, come ha  spiegato il 20%, nel fornire credenziali ai coach professionisti (20%) e  nello sviluppare modelli guida per il coaching professionale.<br />
Le credenziali<br />
Il problema delle credenziali non è forse quello più importante con  cui deve misurarsi la federazione in Italia, ma certo, come spiega  Bevilacqua «è stato fatto un percorso molto importante con  l&#8217;elaborazione e il rispetto di un codice etico che garantisce gli alti  standard dei professionisti e con una serie di credenziali di Icf che  oggi sono diventate motivo di credibilità. Esiste un training costruito  ad hoc e fatto attraverso corsi in scuole che collaborano con diverse  università, come per esempio quella di Castellanza o la Luiss, così come  è necessario dimostrare di aver fatto un numero di ore di coaching a  clienti paganti prima di poter crescere nelle certificazioni». Che ci si  debba attenere strettamente a questa linea lo dimostra il fatto che se  un cliente ritiene che il suo coach abbia violato il codice etico, per  esempio, potrebbe anche perdere le credenziali.<br />
La soddisfazione<br />
Tra le frasi più significative con cui i coachee hanno descritto  questa attività in base alla loro esperienza ci sono il coaching  persegue degli obiettivi, utilizza un piano di lavoro strutturato,  significa guardare avanti. I livelli di soddisfazione dei coachee  risultano molto elevati, circa l&#8217;83% si dice infatti contento del lavoro  col coach; molto soddisfatti sono oltre il 36%, mentre il livello di  soddisfazione aumenta al 92% quando il coach è certificato. E la  soddisfazione emerge anche dal fatto che chi ha fatto coach lo  consiglierebbe ad altri colleghi.&#8221;</p>
<p>Sole 24 Ore- Job 24</p>
<p>Leggi anche:</p>
<p><a rel="attachment wp-att-1143" href="http://www.studiocoach.it/blog/news/la-coaching-week-2011/attachment/job24-2/"><img class="alignleft size-full wp-image-1143" src="http://www.studiocoach.it/wp-content/uploads/2011/02/job24.jpg" alt="" width="134" height="70" /></a></p>
<p><a href="http://www.studiocoach.it/blog/news/il-sole-24-ore/">Dall&#8217;esperienza individuale al team</a></p>
<p><a href="http://www.banchedati.ilsole24ore.com/doc.get?token=-X6vKam-3kov83k3iUOnwSXBZq4IJYOLN3GmvxaTDzJf0W7vEC_CtM7mAtHUGzhEtn1HCHNYXIQ*&amp;auth=50153163deprecated"></a></p>
<p><a rel="attachment wp-att-1141" href="http://www.studiocoach.it/blog/news/la-coaching-week-2011/attachment/job-24/"></a></p>
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