Google vicepresident lascia per un tramonto africano

Google vicepresident lascia per un tramonto africano

Quando si tratta di motivazione, niente è più potente del significato di ciò che facciamo. E’ il valore racchiuso nei nostri obiettivi che ci permette di impegnarci con passione e costanza. Non importa quanto successo si raggiunga, se trascuriamo quello che conta davvero per noi, non saremo mai in grado di goderne in pieno. Qualunque viaggio porta con sé scoperta, avventura, grandi soddisfazioni, insieme a rischi e difficoltà. Scopri se è proprio quello il viaggio che vuoi fare e niente potrà spegnere l’entusiasmo e la forza di arrivare fino in fondo. Ma se anche per una volta soltanto ti chiedi se ne vale la pena, allora fermati un attimo. Prenditi il tempo di pensarci su. Siediti sulla sedia dell’osservatore e con uno sguardo sincero, cerca il senso. Se quello che stai facendo è coerente con un progetto più grande, con la visione personale, allora continua con gli aggiustamenti necessari. Se non lo è, fai chiarezza su quello che vuoi. C’è sempre una via.

Riporto la storia del vicepresidente di Google. Lui era di fronte a un tramonto africano quando si è fermato a cercare il senso, ma anche una tazza di tè in cucina funziona.

LA NOTIZIA è arrivata all’improvviso. Patrick Pichette lascia Google ad appena 52 anni. Si dimette da uno degli incarichi più importanti, quello di chief financial officer, mastro di chiavi delle finanze del colosso di Mountain View. Deteneva anche la vicepresidenza del gruppo, come molti altri uomini di vertice. Il manager canadese mollerà l’incarico entro i prossimi sei mesi, dando una mano a individuare qualcuno che lo sostituisca nel complicatissimo ruolo di pontiere fra Big G e Wall Street. È stato lui, infatti, a difendere dal 2008, cioè da quando è salito a bordo dopo sette anni trascorsi in Bell Canada, le mosse più azzardate di Google. In particolare quelle sfornate dal laboratorio Google X – dall’auto che si guida da sola agli investimenti nella ricerca e nella salute, per esempio col progetto Calico – che hanno sempre lasciato piuttosto freddi gli investitori, ansiosi piuttosto di incassare dividendi che tardano ad arrivare.

Non è però il suo addio ad aver colpito gli osservatori. In fondo nel corso dell’ultimo anno diversi suoi omologhi in Silicon Valley, da Apple a Facebook passando per Amazon, hanno lasciato le stesse poltrone, quelle di responsabili delle finanze per i giganti dell’hi-tech e del web. Quanto il tenore e le motivazioni che il top manager ha voluto affidare a un lungo post sul suo profilo sul social network Google+. Al primo posto, infatti, c’è la famiglia: “Tutto è iniziato lo scorso autunno, in un’alba di settembre, dopo una nottata di arrampicata, contemplando il sorgere del sole dal monte Kilimanjaro, in Africa”, ha scritto Pichette, “mia moglie Tamar e io non stavamo solo godendoci il momento ma potevamo osservare sulla distanza la pianura di Serengeti ai nostri piedi e tutto ciò che l’Africa aveva da offrirci”.

Da lì, la crisi: “‘Hey, perché non continuiamo a farlo”, ha chiesto mia moglie. “Esploriamo l’Africa e dopo puntiamo a Est verso l’India. Poi continueremo a procedere: l’Himalaya, l’Everest, Bali, la Grande barriera corallina, l’Antartico”,  continua nel suo avvolgente racconto l’ex capo delle finanze di Google. “Ricordo di aver fornito a Tamar la tipica risposta prudente da Cfo: mi piacerebbe andare ma dobbiamo rientrare. Non è ancora il momento, c’è troppo da fare a Google, la mia carriera e così tanta gente che si fida di me”. Ma la pesantissima domanda era ormai sul tavolo: “Quindi, quando sarà il momento? Il nostro momento, il mio momento?”, ha chiesto la moglie.

A quanto pare quella fase è arrivata prima di quanto lo stesso protagonista potesse attendersi: “Dopo molte ore di bici sono arrivato ad alcune semplici ed evidenti verità”, svela Pichette sul social. “Primo, i bambini ormai sono andati. Bellissimi giovani adulti di cui siamo molto orgogliosi. Grazie soprattutto a Tamar, che ha fatto un lavoro meraviglioso. Ma non serviamo più a nessuno. Secondo, quest’estate chiuderò un periodo di 25-30 anni senza mai aver fatto vacanze, 1.500 settimane sempre a disposizione, anche e specialmente quando non avrei dovuto. Terzo, sempre quest’estate io e mia moglie celebreremo 25 anni di matrimonio. Il segreto del nostro rapporto? I miei figli ci scherzano: aver passato così poco tempo insieme che è ancora presto per dirlo”. Da qui la scelta: “Tamar merita di più. Molto di più”.

Anche perché la verità, aggiunge l’ormai dimissionario executive officer di Google, “è che non trovo una buona ragione per dirle che dovremmo aspettare ancora un po’ prima di recuperare i nostri zaini e tornare sulla strada, celebrando i nostri 25 anni insieme girando pagina e godendoci una perfetta crisi di mezza età piena di bellezza e felicità, lasciando la porta aperta, per le nostre opportunità future, al caso e solo una volta che il nostro lungo elenco di viaggi e avventure si sarà esaurito”.

Infine i ringraziamenti alla sua ultima casa lavorativa, almeno per il momento: “Lavorare a Google è stato un privilegio, a fianco dei migliori. Larry, Sergey, Eric, grazie per la vostra amicizia”. La vita è bella e “credo di essere a un punto in cui non devo più pormi scelte fra famiglia e lavoro. Cosa di cui sono grato. Carpe diem”.

“Per Google è una grave perdita”, ha commentato Sameet Sinha, analista a B. Riley & Co, “quando Patrick si è unito a Google nel 2008 ha portato un nuovo approccio di controllo su tutte le finanze della compagnia nel momento in cui la spesa stava salendo troppo”. Ecco perché, oltre alle avventure che aspettano Pichette, anche Google dovrà far presto a trovare un nuovo ago della bilancia.

Qui l’articolo da Repubblica

 

Carla Benedetti

Ho intrapreso gli studi e la professione di coach dopo quindici anni di attività nel management, nelle Risorse Umane e nella gestione di piccole imprese in Italia e all’estero. Credo fermamente che ogni singolo individuo possa dare il suo contributo a quel cambiamento culturale che renderà il mondo migliore.

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