A volte il meglio è nemico del bene. Come avvicinarsi a un nuovo progetto.

A volte il meglio è nemico del bene. Come avvicinarsi a un nuovo progetto.

Il meglio è nemico del bene, sembra una frase a effetto. Ma come, il meglio non è ciò per cui vale la pena impegnarsi? Si, ma senza mai perdere di vista cosa è veramente importante per noi. A volte siamo tenuti a scegliere e non sempre meglio è la scelta giusta.

Un mio amico giorni fa mi ha parlato di un grande progetto a cui stava lavorando. Il mio amico è responsabile di un’area piuttosto importante all’interno di una grande azienda. E’ portato a valutare e a fare scelte continuamente, scelte fatte tenendo presenti due cose: l’obiettivo aziendale e l’obiettivo personale. Torneremo su questi due punti in seguito.

Era agli sgoccioli, tutto quasi pronto: responsabili e collaboratori esausti, costi lievitati un po’ ma non troppo, scadenze rispettate, risultato sicuramente all’altezza. Si trattava di aspettare la serata finale, l’evento per la presentazione del lavoro e poi tutti potevano mollare per un attimo e godersi la catarsi dei ringraziamenti. Praticamente a due passi dal traguardo, mi ha detto che aveva avuto l’ennesima conferma di quanto “il meglio sia nemico del bene” .

Ora, non tutti nel proprio lavoro hanno lo stesso livello di responsabilità, ma credo che il principio si possa applicare a tutti i tipi di progetti e soprattutto penso possa essere utile a coloro che sono estremamente precisi e maniaci del controllo. Ne conosco qualcuno, me compresa. Partendo dall’esperienza del mio amico vorrei portare l’attenzione su come affrontare questa scelta.

Un progetto, che si tratti di lavoro o della ristrutturazione di casa o un viaggio o qualunque altra cosa, è composto di quattro elementi primari e complementari:

  • un obiettivo
  • una scadenza
  • le risorse a disposizione
  • un budget definito.

L’entità del progetto è lì, sta a noi capirne il valore e l’impatto che avrà sulla nostra attività.

L’obiettivo del mio amico era molto ambizioso per lui, per la sua area e per l’azienda stessa. Altrettanto importante era però il suo obiettivo personale che in parte coincide con quello aziendale, il progetto stesso, in parte rappresenta le sue personali aspettative. Comprendere quale strada prendere affinché entrambi gli obiettivi siano raggiunti, richiede una chiara visione della situazione esterna (contesto aziendale) e interna (consapevolezza delle proprie capacità e risorse).

Quando invece partiamo con un nostro progetto, l’obiettivo “aziendale” contiene anche l’obiettivo personale e qui iniziano i guai. Proprio perché non è possibile separare le due cose, spesso le aspettative personali prevalgono sull’obiettivo concreto, siamo coinvolti emotivamente e nell’inseguire i nostri risultati, rischiamo di non raggiungere quanto ci eravamo prefissi.

Se il nostro desiderio è fare il meglio possibile, il massimo, perché non conosciamo altro modo, è certamente giusto agire in questa direzione, ma se non manteniamo il focus sul vero obiettivo, che non è confermare quanto siamo bravi a fare qualcosa, ma ottenere qualcosa, rischiamo di perdere tutto.

 

Come evitare questa confusione?

E’ necessario avere un quadro chiaro dei quattro elementi che ho elencato prima. Sulla base di essi decidere se possiamo fare il meglio o se accontentarci di fare solo bene.

  • Cosa vogliamo raggiungere?
  • Di cosa abbiamo bisogno affinché il meglio sia possibile nella realizzazione del nostro progetto?
  • I tempi, il budget, le risorse a disposizione me lo permettono?

Le risposte a queste domande ci aiutano a individuare la direzione da prendere. Se non ci diamo risposte positive, possiamo scegliere di ignorarle, godere comunque nel lavorare di cesello, purché abbiamo la consapevolezza che potremmo fare un bellissimo lavoro incompiuto, cioè non arrivare alla fine.

Oppure possiamo  fare un’altra scelta. Decidere cosa significa fare bene per noi, cioè a cosa non è possibile rinunciare affinché il risultato sia soddisfacente, e lavorare per raggiungerlo. Questo significa essere flessibili, una delle capacità determinanti per il successo.

Il mio amico ha rinunciato a qualche dettaglio che comunque era importante solo per pochi, ma non ha rinunciato a raggiungere un importante risultato. A proposito l’evento è andato benissimo, la sua soddisfazione personale adesso ripaga completamente delle rinunce fatte.

Non sempre, ma a volte, bene è meglio del meglio.

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Carla Benedetti

Ho intrapreso gli studi e la professione di coach dopo quindici anni di attività nel management, nelle Risorse Umane e nella gestione di piccole imprese in Italia e all’estero. Credo fermamente che ogni singolo individuo possa dare il suo contributo a quel cambiamento culturale che renderà il mondo migliore.

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