Da un articolo di Wired.it il numero massimo di amici su Facebook è 150.
Io sono a quota 100, da un po’.
Quelli che frequentano Facebook, sanno che è una cifra patetica. Ho “amici” che viaggiano su quote di 1200 e anche più di 2000. Tutti quelli che non frequentano FB non capiscono di cosa stia parlando e troveranno questo pensiero comunque patetico.
Io, a essere sincera, sono orgogliosa dei miei 100. Intanto è un bel numero tondo, meno impressionante di 1000, ma decisamente più autorevole di 10.
Ci sono arrivata scremando, scegliendo, qualche volta lasciando andare.
Come si fa a lasciare andare? Basta un click, un doppio click di conferma e via. Si è liberato uno spazio. E’ così facile lasciare andare un “amico”? Purtroppo su FB è così.
Certo c’è un momento in cui un piccolo senso di tradimento sembra prevalere. Quel momento di conflitto tra il primo click e la conferma di abbandono. Ma è un scelta da fare e va fatta. Mi consola sapere che quelli che hanno più di mille amici, neanche se ne accorgono.
Nello stesso modo qualcuno può lasciare andare me, e avrà le sue buone ragioni virtuali che io accetto e “condivido”. E’ cinico ? No, è social networking consapevole. Potrebbe addirittura diventare una nicchia su cui specializzarsi.
Per ora mi occupo dei miei 100, una piccola tribù di persone interessanti. Ognuno di loro ha una passione, che seppure non sempre condivido, mi affascina.
C’è chi posta notizie sul buon cibo: ricette, foto, eventi e dritte su dove andare a trovare cose gustose e prelibatezze in giro per l’Italia.
Chi si occupa di marketing, comunicazione, advertising. Loro mi fanno scoprire innumerevoli canali creativi e alternativi molto stimolanti e con effetti sorprendenti sulla mia stessa creatività.
Ho un’amica appassionata di musica che posta video con una costanza da maratoneta. Non fosse per lei, quanti gruppi della scena musicale internazionale mi resterebbero oscuri.
Ho un amico critico cinematografico con una ironia insolita per un critico cinematografico, insolita in generale, che lascia recensioni poetiche miste a commenti politici piuttosto radicali. Anche questi devo dire scritti con una certa poesia.
Ho alcuni amici praticanti yoga kundalini che generosamente condividono mantra e spiritualità. La pratica quotidiana mi porterà all’eccellenza e loro di tanto in tanto me lo ricordano.
E poi ho i colleghi coach con cui scambio opinioni e riflessioni serie mescolate a ricercatezze dal web. Ogni tanto una pacca sulla spalla, che non guasta mai, qualche volta un silenzio, anche quello utile.
Ho amici che commentano poco e poco si raccontano, altri grafomani che amano mostrare tutto di sé. Ho amici artisti, ho amici che a loro volta hanno amici curiosi, intelligenti e stravaganti.
Ho solo 100 amici perché mi piace seguirli, altrimenti che senso ha. Fossero di più avrei bisogno di un tempo che non ho.
Mi piace ricevere la conferma che il mondo è fatto anche di queste persone straordinarie, che non sono virtuali. Sono persone con un nome, una storia e storie da raccontare. E sono dappertutto, a ogni angolo della nostra vita. Bisogna solo guardare per vederle. Bisogna solo avere voglia di connettersi, anche con chi sembra diverso da noi, ma non per questo meno vicino.
La mia piccola tribù di 100 me lo ricorda ogni giorno e per questo mi piace seguirla.
E tu, di quanti amici hai bisogno?

Confesso che lo scattare della doppia cifra farebbe anche a me venir voglia di tirare le somme e fare dei bilanci.
Amicizia su FacciaLibro non è l’Amicizia che, persone dello scorso millennio come me, intendono.
Se si tratta di “contare Teste” io non so se sono a 100, forse meno, bah …
La mia esperienza è che persone del mio passato, ricicciate fuori attraverso un click, sono ritornate nel dimenticatoio dellla storia … e penso che sia normale così. Siamo animali di “relazione” (my opinion) e per me un click sull’emozione di un ricordo d’infanzia, magari di sera mezzo addormentato prima di scappare a dormire, non ha molto senso.
“I guess that you might think that I’m an old softy” canta James Taylor.
Preferisco contare gli amici nell’elenco delle ultime telefonate fatte dal cellulare: famiglia a parte, saranno al massimo 5 quelli che annovero tra i miei “amici”.
Poi per carità, rispetto e stima per le tante persone belle e vive che arricchiscono con la loro vita la mia.
vb
D’accordo che gli amici veri sono molto pochi. E D’accordo che le persone che siamo in grado di seguire con una certa costanza nella loro evoluzione possono essere un centinaio. Ma ritengo troppo drastica la scelta di rimuovere tutti gli altri. Anche se non riusciremo a far altro che dare un’occhiata fugace ai messaggi che trasmettono (e a volte neanche un’occhiata fugace c’è il tempo di dare), perché precludersi a priori la possibilità che un loro messaggio ci colpisca e ci para dei pensieri nuovi o delle opportunità in più? Trovo insomma un po’ integralista fermarsi a un tetto massimo, dicendo “darò tutta la mia attenzione solo a ciò che è compatibile con le mie possibilità, e al resto nulla”. Un’area grigia, di scarsa ma non ulla attenzione, è comunque utile. Ottimi funghi e frutti di bosco crescono nel terreno incolto, ma non ne godiamo se non ci facciamo una passeggiata di tanto in tanto!
Interessante. Due opinioni diverse e con il mio post, tre.
Tutte valide ovviamente.
Non c’è un modo “migliore” di comunicare attraverso i social network che funzioni per tutti. Sono una grande opportunità di connettersi con il resto del mondo. Sono l’occasione di costruire il proprio “manifesto” giorno dopo giorno, post dopo post in maniera disordinata e spontanea. Tutto molto social. Mi piace.